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Sfilate Milano settembre 2021: la moda di cui nessuno ha voglia di sentir parlare è tornata

Sfilate Milano settembre 2021: gli appuntamenti tornano fisici, ma la moda sembra “non trovare” le parole giuste.

La moda sembra non trovare le parole, cioè, le parole giuste per far parlare di sé.

D’altronde, chi mai avrebbe davvero osato credere che con il ritorno degli eventi in presenza, come premendo il dito su di un interruttore, da una parte si sarebbe riacceso l’entusiasmo generale del pubblico da casa e dall’altra parte si sarebbe spento quel robusto squilibrio energetico di una popolazione oltremodo violentata, umiliata e tutt’ora in rivolta?

Milano Moda settembre 2021. Il riassunto.

L’imbarazzo c’era e si vedeva anche tra le collezioni dei più discreti e concettuali portavoce del prêt-à-porter contemporaneo. Osservando il coerente lavoro di Lucie e Luke Meier (Jil Sander) che sfoggiano un aggiornamento del loro morigerato manifesto, dopo il terzo minuto di blazer oversize, camicioni e sovrapposizioni neutre, si è come sopraffatti da un fastidioso senso di castigo e supplizio dove la purezza “minimal” si trasforma in esperienza repellente.

Prada (Raf + Miuccia) con doppio show Milano – Shanghai, il primo per dovere, il secondo per piaggeria.

Il duo produce qualcosa di deludente, che annienta qualsiasi emozione positiva. I look appaiono muti e ossessivi.

L’abito Prada (ricordare l’etimologia latina “habitus” – comportamento-) diventa un qualcosa che non ha mezze misure e nemmeno virtù. Ci sono vestiti scomposti che si riducono fino alla loro negazione esitando nel posteriore, come code di rettili. Uniformi scabre si accendono di tinte acide. Troppe volte si notano solo gli accessori. Un rosso cruento accentua il disturbante senso di ripetizione che sembra elevare l’omologazione a risoluzione ideale di tutti i conflitti.

Con Puglisi ritornano le belve di Roberto Cavalli, interessante siparietto, dato che il baraccone non passava da tempo in città. Archiviato il rottweiler di Riccardo Tisci datato SS 2017 “epoca di Givenchy”, riproposto qualche mese fa dal designer di Messina, la prima collezione supera le aspettative per chi ama il genere “Billionaire”.

Anche se un po’ troppo beachwear, appare sorprendente l’avvio di Alberto Caliri in casa Missoni, marchio noto ai più giovani solo per i cardigan del nonno e i tappeti.

Donatella Versace con questo ultimo show trova le mise giuste per definire una volta per tutte la sua firma stilistica nel mondo: trash e pornografia. Ambiziosa.

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