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Divise Gucci Castello Rivoli: quando un’idea promozionale diventa un fallimento clamoroso

Le divise Gucci al museo consolidano il messaggio del mondo inteso come grande clinica, rinforzando il pensiero unico che vuole il v @ x x ino come unica salvezza. Un atto vergognoso.

Non si può tollerare che moda e cultura sostengano la propaganda sanitaria che evita il dibattito scientifico, mortificando e umiliando medici, luminari e le nostre capacità logico-cognitive. Le divise Gucci al Castello di Rivoli, unico museo d’arte contemporanea al mondo ad essere hub v @ c x i na le, sono l’ultima iniziativa del brand apertamente schierato a favore della scienza come fede religiosa.

Moda e faccende sanitarie. La moda si preoccupi di vestirci nel modo più etico possibile, ma si svincoli dalla politica e dai suoi misfatti.

Quello delle divise Gucci al museo è solo uno degli ultimi episodi che mostra chiaramente il fatto che tra colossi (in questo caso farmaco-moda) occorre non contraddirsi per beneficiare dei vantaggi di cui si gode.

Non si possono accettare nuove intromissioni della moda e della cultura in faccende politico-sanitarie, né si può sopportare che queste si insinuino velenose lungo i percorsi culturali inquinando la nostra anima, nei luoghi in cui dovrebbe elevarsi.

Eppure, per quanto riguarda quei lavoratori del Castello di Rivoli e le loro divise Gucci emblematicamente assimilabili a quelle degli operatori sanitari, mette proprio male non cogliere il viscido richiamo volto a irrobustire l’instaurazione di una normalità di stampo psico-sanitaria.

Se si considerano poi i recenti progetti “benefici” di Gucci impegnato a devolvere tutto il ricavato della vendita all’asta del suo primo Nft all’Unicef per garantire un accesso globale ai v@ çç i ni sperimentali, si ben comprende quanto le divise Gucci facciano parte di un progetto persuasivo ben preciso di rieducazione pro- v@çç i no .

Perché quelle divise Gucci al Castello di Rivoli?

L’iniziativa si colloca nell’ambito della mostra A.B.O Theatron. L’arte o la vita, una rassegna dedicata ad Achille Bonito Oliva, figura a cui il brand già si era legata nella sua campagna di mini film (Guccifest) realizzata da Michele e Gus Van Sant.

Questa divisa muta, anonima e impersonale, che, seppur con qualche variazione stilistica aveva già fatto il suo debutto nella sfilata Gucci autunno inverno 20/21 e che più che elevare la maestria dei sarti, pareva castrarne il valore mistico-alchemico individuale, questa volta assume una caratterizzazione “clinica” evidente.

Divise Gucci Castello Rivoli quando il binomio arte-moda-politica-società fallisce.

Il web si è rivoltato: si è parlato di manicomio, di ospedale, di prigione. Il messaggio non ha sortito l’effetto desiderato, risultando di cattivo gusto anche per chi vive nell’indifferenza.

Se vivessi a Oceania, sarei già stata accusata di psicoreato per aver contestato con queste mie congetture l’amore puro con cui i padroni dei media e i loro amici collaborano per mantenere l’ordine e ristabilire usi e consumi nella neonata Società Terapeutica Mondiale, ma io non vivo in questa società.

Io rifiuto la Società Terapeutica Mondiale e tutti coloro che la supportano in nome del falso mito del diritto alla salute. Io rifiuto e boicotto chi, perseverando nel supportare metodi antiscientici e oscurantisti, tenta di renderci con l’inganno ogni giorno più malati, remissivi e distanti.

Gucci con le sue divise ospedaliere può rassicurare e compiacere solo chi è malato nell’anima.

divise Gucci Castello di Rivoli

immagine di copertina via https://www.nssmag.com/it/fashion/26827/gucci-divise-castello-di-rivoli

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