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MFW settembre 2015: il meglio

MFW settembre 2015. E mi spiace non inserire Giorgio che oggi, con la solita generosità, chiude la settimana della moda, ma sono sicura che se ne farà una ragione.

MFW settembre 2015 all’insegna della superstizione, quella del ” non ci credo, ma nel dubbio mi tocco“. E se non è stata la bufera del primo giorno a piegarmi, forse, quando ti esplode uno specchio addosso mentre ti asciughi i capelli, due domande te le fai anche. Quindi, una Milano fashion week portata a termine con sbalzi termici, umorali e, soprattutto, senza specchio. Una nuova Milano Fashion Week, che tra le solite polemiche e i soliti assalti provinciali delle blogger-valchirie mi fa snocciolare un’altra grande verità:

“l’importante non è esserci, ma essere dove conta esserci”.

Ma, basta divagazioni, iniziamo a raccontare quello che andrà di moda la prossima primavera estate. Ecco il meglio della Milano Fashion Week SS 2016, ovvero, tutto quello che converrà seguire o dimenticare.

“L’uomo dal principio ha indossato abiti per superare il senso dell’inferiorità e convincersi della propria superiorità nei confronti del resto del creato, inclusi i membri della propria famiglia e della propria tribù, per guadagnarsi l’ammirazione e assicurarsi l’appartenenza”.

Lawrence Langner

Gucci pensato da Alessandro Michele conferma la completa resurrezione del marchio. Concerto per musica da camera. Lo spettacolo si svolge in un salottino al ritmo di un’intimità cadenzata. Le sue giovinette escono dalle quinte come se fossero meravigliose e coloratissime statuine di un carillon. A.M dice di sentire una profonda urgenza per bellezza e, infatti, il suo lavoro ristabilisce un contatto diretto con il piacere estetico a cui ci eravamo disabituati. La sua visione ha a che fare con lo stupore e l’ingenuità, è una proposta sana e positiva, nuova e allo stesso tempo attesa. Così, dietro i paraventi incontriamo le sue giovinette, colte quasi di sorpresa nel loro necessario oziare. Ci sono riferimenti acquatici nella flessuosità delle forme, nel luccichio dei fiocchi e nell’inconsistenza dei pesi. Accanto ai svogliati e luminosi completi maschili in stile Seventies, i tessuti si dissolvono sotto le trasparenze maliziose dall’allure bohémien. Che dire poi delle stampe, dei ricami trompe l’oeil e delle applicazioni floreali intrecciantesi in un’orgia di euforia? E’ una lussuria di meraviglia che prende vita.

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Giamba. Svolta teen-girly per Giambattista Valli che rende tutto più frivolo, almeno in apparenza. E va più che bene, se anche voi credete nel ruolo psichiatrico della moda. Gli abiti, in quest’ottica, avrebbero il ruolo e il potere di alleggerire di qualche peso mentale la nostra esistenza. Così, Giambattista Valli punta tutto sul feticcio della giovane donna, capricciosa, rock-romantica e un po’ viziata. Parte dal cuore e arriva alle stelle. Ci sono gli shorts in paillettes, i gilet in jeans e i mini dress-baby doll. C’è il tulle con le felpe, la pop music, i volant e tutto il meglio del consumismo femminile.

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Blumarine. Anna Molinari “dribbla” il suo solito romanticismo ammiccando alla rilassatezza e alla quotidianità.I dress lunghi in seta o in tulle vengono pensati per essere indossati anche durante il giorno: con il giubbino, con i gilet e con i trench a strascico che diventano più importanti dell’abito. La sua donna è spensierata, fresca e sofisticata come una zarina in vacanza.

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Dolce e Gabbana. Una collezione dedicata ai selfie, inglobata in una grande citazione metatestuale. Ci spediscono tante cartoline, quelle che in vacanza non si scrivono più. Incollano pezzi di sogni Italiani che furono sui vestiti in pizzo nero, sulle scamiciate di seta a righe lunghe fino ai piedi, sui top-scrigno, sulle gonne in duchesse e sui cappottini ricamati di gemme preziose. Le stesse che diventano corone, cerchietti, fermagli e applicazioni. Un collage emotivo di scorci assolati e d’amore profondo verso la nostra terra, quella a cui tutti dovremmo tenere un po’ di più.

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Moschino. La collezione-boutade di Jeremy Scott distrugge la moda per poi rimetterla a posto. A modo suo, si intende. Nel cantiere si entra solo se vesti fluo e se indossi il caschetto. Il tailleur di Chanel viene devastato dall’assurdità. Una giornalista definisce Jeremy Scott “brillante”, come darle torto?Le sue eroine si vedono anche nel buio! Le donne Moschino sono uscite da una pubblicità della P&G o meglio da una soap opera anni Sessanta. Le massaie di Jeremy, però, sotterrano la remissività appioppata al genere femminile, la sciacquano via con un bel detersivo sgrassante e non ci pensano più. Sono pericolose e fumettistiche, pazze ed esaltate. Con dei superpoteri, certamente. Non si può non amare questo ragazzo.

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Prada. Ribadisco lo status pubblicato su facebook l’altro giorno: siccome non ho nessun amico dell’amico al quale leccare il posteriore in cambio di favori, dirò semplicemente che è da dimenticare. Esistono un bello oggettivo e un brutto oggettivo. Prada SS 2016 rientra ampiamente nella seconda opzione. E non mi venite a fare gli spiegoni sulla sperimentazione, sull’avanguardia e sui tecnicismi riguardanti i tailleur proposti per la prossima estate. Se non ne hai mai fatto uno iconico come Chanel, è inutile pensare di riuscirci nel 2015. Lascerei gli esperimenti scenici a chi di spettacolo se ne intende, come Jeremy Scott, senza troppe pretese e morali. Miuccia non è una dilettante appena uscita dalla Marangoni e se l’utile continua a calare, forse un motivo ci sarà. Attendo redenzione con Miu Miu.

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Fendi. Una collezione contemporanea e proiettata al futuro. Karl costruisce una donna forte e rigorosa. Ha le spalle larghe e la vita sottile, riflette una mascolinità sensuale, impeccabile e sacra. E’ una guerriera rivestita di pelle e dettagli fiorati. Colori: rosso, bianco, nero, rosa, blu.

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MFW settembre 2015, immagini via tumblr.com

Fashion Editorial with Jacket, Tshirt and Shorts: Cecilia Arpa brand SS 2016

Shoulder bag: Asos

Sandals: Stradivarius

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