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Paris Fashion Week fall winter 2015: orrori e meraviglie

Dopo le italiane Roma e Milano, le sfilate approdano finalmente nella vera e propria Capitale dell’Alta Moda, Parigi. La Paris Fashion Week si conclude nella città degli innamorati, della creme brulèe, di Monet e di Manet, della favolosa Aemelie Poulain, ma soprattutto la città di Coco Chanel e della Moda con la m maiuscola, che in questa edizione della Paris Fashion Week ha fatto al tempo stesso rabbrividire e stupire il pubblico delle passerelle.

Che di stranezze nel mondo della moda se ne vedano di tante è fuori discussione, ma quello che veramente sorprende è come a volte la ricerca dell’eccesso finisca col tramutarsi in qualcosa di ridicolo. O di

brutto,

nei casi più estremi. Mentre, all’opposto, la riscoperta di una semplicità più tradizionale finisce con il lasciare tutti a bocca aperta, perché a suo modo rende perfettamente l’idea di Bellezza. Di tutto questo, l’edizione di marzo della PFW è stata l’emblema perfetto. Ecco allora una mia personalissima classifica di bruttezze e bellezze che si sono viste negli scorsi giorni alle sfilate parigine.

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#bruttezze

1. Il primo posto va in assoluto a Givenchy, la cui sfilata lascia a bocca aperta più per l’inusuale make up delle modelle che per gli abiti che queste indossano. La Maison francese abbandona il trucco tradizionale e lo sostituisce con preziosi gioielli applicati sul viso : perline e piccole pietre preziose vanno a creare finte lacrime al di sotto degli occhi o sagome di baffi ai bordi delle labbra. Sembrerebbe trattarsi di un omaggio a Frida Kahlo, eppure le modelle che calcano la passerella non fanno altro che ricordarmi la figura di Serse nel film “300”, in cui il re persiano appare tutto agghindato di gioielli e catene suscitando non poco terrore sia nei suoi nemici greci sia negli spettatori. La donna di Tisci ha chiaramente un’anima dark, racchiusa in cappotti pesanti ed abiti scuri impreziositi dalle fantasie damascate, con qualche reminiscenza gipsy che ci regala vestiti più leggeri e colorati. Eppure non bastano né le pellicce né il velluto a colorato a distogliere lo sguardo da queste astrusi baffi di perline. Che Givenchy abbia deciso di ispirarsi al celebre detto romano “donna baffuta…sempre piaciuta”?

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2. É ancora una volta un make up d’eccezione, questa volta accompagnato anche da una collezione poco convincente, a guadagnarsi il secondo posto in questa classifica delle #bruttezze. Mi duole dirlo, ma sbaglia tutto la Maison Martin Margiela, che manda in passerella modelle dalla carnagione chiarissima truccate come se fossero delle vecchie signore che sbagliano decisamente il colore dell’ombretto. Passi pure il richiamo agli anni Settanta, ma assolutamente intollerabile é il rossetto colorato che disegna labbra giganti ben più grandi di quelle naturali, per non parlare di ombretti fluo che ricoprono e impiastrano l’arcata sopraccigliare. Non so se sia un omaggio ad Andy Warhol o a Pablo Picasso, sta di fatto che le donne di Galliano sembrano truccate da bambine dell’asilo, che scelgono colori a caso e impiastricciano con le mani dove capita. Il caro John ha decisamente esagerato, ha lasciato il “freno a mano” e ha mescolato ispirazioni gothic-punk e pop art, creando una collezione che forse stupirebbe persino Camden Town.

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3. Medaglia di bronzo per Comme Des Garcons, che porta in passerella una moda fortemente concettuale ma dalla scarsa vestibilità. É una ricerca ostinata quella di Rei Kawakubo, che trascende quasi nell’arte, creando abiti che si allontanano sempre di più dalle forme cui siamo abituate : i vestiti vivono di vita propria, si sviluppano nello spazio e si impongono sulla donna che li indossa. Non ne valorizzano le forme, bensì le coprono, sviluppandone di proprie. Sembrano sfilare in passerella da soli, come godessero di chissà quale autonomia. Tutti associano a Commes Des Garcons parole come “sartorialità” e “design”, ma quello che veramente mi domando è : chi di voi andrebbe in giro travestita da nuvola?

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#bellezze

1. Praticamente indiscutibile il primo classificato di questa personalissima classifica : vincono il premio Ben Stiller ed Owen Wilson – alias Derek Zoolander ed Hansel Strike – che sono apparsi a sorpresa al termine della sfilata di Valentino. I due attori, protagonisti del film Zoolander di cui si aspetta un attesissimo seguito, hanno sfilato tra il pubblico suscitando stupore e divertimento, dilettandosi in pose fashion che hanno conquistato tutti i presenti. Il paradosso è che siano subentrati proprio in una passerella come quella del duo integerrimo Chiuri-Piccioli (alias Valentino),

che di leggerezza ne sanno ben poco.

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Inutile dire che la collezione invernale presentata a Parigi non ha assolutamente tradito le aspettative (sempre che vi piaccia il mood passato altolocato, aulico, dotto, sacro-profano, -c’é dentro pure la Secessione viennese [?]- ) : le modelle si muovono in abiti dalle linee forti e decise, impreziositi da trasparenze, pizzi e fantasie barocche. Domina la passerella il “black&white”, riproposto tra fantasie damier e completi camicia-pantaloni. La donna di Valentino è sensuale e classica al tempo stesso. Valentino,theladycracy.it, paris fashion week fall winter 2015, paris fashion week 2015, elisa bellino, fashion news, fashion blog italy

2. E dopo il supermercato, ecco che Karl Lagerfeld ci porta per mano in uno dei più prestigiosi ristoranti di Parigi, la Brasserie Gabrielle, dove lo champagne si accompagna a meravigliosi abiti che ripropongo – in chiave moderna – alcuni dei classici dello stile di Coco Chanel. Ecco allora apparire giacche in tweed, collane di perle, gonne longuette in Principe di Galles, piume, camicie dai colletti ricamati, clutch con tracolla a catena e sandali beige con la punta nera, dal tacco rigorosamente basso. A riportarci ai giorni nostri ci pensa la creatività di Lagerfeld, che fa sfilare in “passerella” un meraviglioso abito fatto di tovaglioli bianchi di chiffon, in perfetta sintonia con l’ambiente che ha voluto ricreare al Grand Palais.

Commercialone il Karlone, ma di successo.

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3. Il terzo posto è dedicato ad una piacevolissima sorpresa, la sfilata di Balmain, che conquista per l’incredibile dose di colori che si sono visti sfilare in passerella. Olivier Rousteing oscilla tra il desiderio di esotismo ed un amore incondizionato per gli anni Ottanta, e da vita così ad una collezione invernale totalmente animata da tessuti stampati, frange, trasparenze, pellicce, pizzi, paillettes e colori vivacissimi. La donna di Balmain veste abiti dalle forme geometriche ben decise : pantaloni a palazzo impreziositi da plissè, giacche dalla spalle squadrate, abiti peplum dalle linee forti. Siamo di fronte ad un incredibile tripudio di colori : dall’arancio al viola, dal giallo ocra al verde, passando per il classicissimo nero, impreziosito da ricami di paillettes incredibilmente colorate.

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