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Il videogame di Balenciaga dà il via libera all’era degli abiti digitali per persone “reali”

Se Bottega Veneta intraprende una strada ascetica lontano dalle azzuffate strappa like  dei social, si osserva come la strategia di Kering sia orientata a portare avanti per ogni marchio della scuderia una ben precisa linea narrativa settata su una fascia di pubblico che difficilmente si sovrapponga a quella degli altri brand. E’ in questo ambito che dobbiamo collocare la scelta “gaming” attuata a dicembre per la presentazione invernale 2021 di Balenciaga,palesemente dedicata alla Gen Z.

Il videogame di Balenciaga segna una svolta decisiva: prepariamoci alla moda senza abiti

A dicembre 2020 Balenciaga (Demna Gvasalia) chiudeva il tragico anno con un’altrettanto tragica visione del nostro futuro prossimo, una visione in cui proprio attraverso l’abito ( latino habitus), in quanto manifestazione visibile di un certo modo di comportarsi, veniva data la benedizione al passaggio nel capitolo Postumano della nostra civiltà. E così mentre tutti scrivevano grossolane lodi intorno al videogame e all’insolita trovata del creativo, peraltro, assolutamente non innovativa (pensare all’app Gucci Arcade nato nel 2019), nessuno pareva preoccuparsi del fatto che per la prima volta fossero stati presentati vestiti pensati per avatar più che persone reali.

Avatar, quindi, non esseri umani in carne ed ossa che si vestono per uscire di casa e non solo per fare una foto da pubblicare sui social.

The Age of Tomorrow è il nome del videogame di Balenciaga, una sorta di caricatura amara di un mondo in cui non si avverte la paura della morte, non ci sono minacce fisiche, ma in cui si sperimenta il pesante respiro di un rabbioso materialismo, che avendo perso di efficacia e non avendo più nulla di nuovo da raccontare, tenta in ogni modo di riscattarsi attraverso una spirale di mise en abymes che ci fanno sprofondare nel vuoto assordante dell’ assurdo universo virtuale dei videogame. E’ in questa discesa verso l’assurdo che si viene a conoscenza di una dimensione popolata da personaggi mortiferi e soli – sono tutti isolati anche se coesistono nel medesimo scenario- che non hanno nulla di eroico se non l’essere vestiti Balenciaga. In questo mondo le affissioni pubblicitarie si alternano agli inviti per la protezione e il rispetto per l’ambiente (un ambiente che però non ha nulla di vivente), un altro cartello, invece, incita l’osservatore a riprendersi indietro la propria vita (quale vita? di chi?). Gli abiti Balenciaga non sono solo uniformi da conflitto, come al solito sovradimensionate, ma compaiono addirittura armature medievali che come sarcofagi alla moda tutelano l’apparenza dei propri padroni dall’imprevedibilità degli eventi studiati da un programmatore – demiurgo al di là dello schermo.

Il tutto accade davanti ad uno sfondo in cui vengono frullati simbolismi di varia natura che saltano dalla tradizione classica, all’esoterismo, ai Veda, ai riti iniziatici e all’iconografia cristiana ( v. la rosa rossa, la fiamma, lo spazio multidimensionale, il coniglio bianco, la grotta platonica, la spada, il sole…) e dove si deduce che la salvezza si possa impugnare solo attraverso l’acquisto “illuminato” di prodotti Balenciaga.

Al di là di tutte le interpretazioni personali su questa presentazione, come accennavo sopra, credo che ci si dovrebbe soffermare maggiormente sul fatto che questa collezione così bizzarra sia stata pensata per personaggi virtuali, difficilmente, infatti, si andrà in metro con la spada o con cuissardes di ferro. Molto più probabile, invece, sarà vendere spade Balenciaga o altre diavolerie brandizzate in forma digitale per vestire i nostri fantocci virtuali sui social. A questo punto non vi impressionate, perché gli abiti digitali sono già una realtà. Su DRESSX tutti/e voi potete comprare outfit finti creati da designer veri, pronti per essere modellati sulle vostre fotografie. 

E mentre le nostre immagini sociali, sempre più modificate, diventano ogni giorno più fantasiose e interscambiabili con quelle dei personaggi digitali alla Lil Miquela, con l’abito virtuale approdiamo definitivamente in un nuovo mondo in cui il termine Postumano  non ha nulla di complottistico e dove  dietro l’allettante spinta alla sostenibilità si rischia di perdere per sempre la strada per uscire dal videogame. Rimaniamo in attesa della comparsa di un coniglio bianco.

* una delle interpretazioni del coniglio bianco è quella che indica un evento inaspettato che porta alla comprensione di una realtà superiore che scardina in un sol colpo le convinzioni di una vita

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