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The Fashion month has started: ma a chi interessa?

FASHION-OLOGY / NEWS / 17 Settembre 2020

The Fashion month has started lo sapevi?

Si fa l’appello: “alzi la mano chi mostrerà la collezione primavera estate 2021”.

Da giugno ad oggi non è cambiato nulla, tra i protagonisti delle fashion week le idee rimangono ancora poche e confuse. I presenti che onoreranno la promessa di mostrare qualcosa della collezione estiva saranno quasi tutti distanti, perché al di là dei protocolli sanitari e dei sensi di colpa sull’inquinamento prodotto dagli spettacoli fisici e dagli spostamenti degli addetti ai lavori e degli ospiti, la verità è che mancano i soldi. Molti soldi.

A meno di una settimana dall’inizio di “Milano Moda Donna Spring Summer 2020/21” spalmata incomprensibilmente su 7 giorni con eventi perlopiù digitali e grandi assenze, il centro e le sue boutique appaiono come quella vecchia cristalliera della nonna piena di ninnoli, gingilli o di quei servizi da tè che non si usano mai. Dietro le vetrine(tte) di cristallo, lucidissime, occhi antichi osservano educatamente e con discrezione le porte che risplendono, da cui evidentemente entrano solo bicchieri.

Molto drammatico in effetti, ma a quanto pare non per i tifosi del “virus”.

Cosa ce ne facciamo della moda se non ci serve?

“Now the whole idea of fashion is starting to be questioned: What is a trend when we all exist in our isolated bubbles? Who needs so many new clothes? Who needs professional or dress-up outfits at all when offices are remote and events on hold? What is the point?

(*TheNewYorkTimes.com)

Questi ultimi mesi di emergenza hanno eretto un muro comportamentale monolitico tra due mondi che difficilmente torneranno a parlarsi. Ci si lascia alle spalle un modello di consumo sconsiderato, ancora piuttosto democratico e ci si confronta con uno scenario dove il concetto di sostenibilità non è più una filosofia New Age o un discorso persuasorio, ma una scelta obbligata dettata da una delle più dolorose crisi economiche registrate nella storia dal dopoguerra.

Le tendenze erano pressoché obsolete in tempi normali, ma oggi, con la mancanza di lavoro o lo smart working e le quarantene a singhiozzo sono state seppellite definitivamente sotto strati di jogger e felpe oversize.

Ordinare sushi o comprare quel top fighissimo visto su Instagram?

Probabilmente a settembre dell’anno scorso la maggior parte delle persone avrebbe optato per l’opzione “esco a mangiare sushi con il mio nuovo acquisto”, ma oggi no. Forse i più giovani stanno ancora comprando cose a caso da Primark o Bershka per vestirsi su TiKTOK, ma per i marchi di fascia media con una clientela più esigente e impoverita, oggi la partita si gioca tutta con un competitor insolito: il food delivery.

Cibo cool e abbigliamento cool sono sullo stesso piatto, tocca scegliere se appagare il palato o l’ego, e date le circostanze, il primo tende a vincere facile.

Dalla generazione Millennials in poi si è sviluppata una sorta di impermeabilità ai richiami della moda, richiami, peraltro, che assomigliano sempre di più a lamenti o echi di civiltà perdute di cui, su per i social, si fatica persino a trovarne le fonti. Ecco spiegata la decisione presa da Giorgio Armani di trasmettere la sua sfilata in diretta su La7 in prima serata. Giorgio non è impazzito, ci è arrivato solo prima degli altri.

La mistica della TV

Sono passati forum, community, applicazioni, social, streaming, ma la tele è sempre rimasta accesa. Sono trascorsi 17 anni dall’ultimo appuntamento con Donna sotto le Stelle, contenitore di spettacolo e musica con protagonista la moda lussuosa raccontata al pubblico generalista da volti nazional-popolari, eppure, la televisione è ancora il focolare domestico intorno a cui anche le persone virtuali assumono sembianze fisiche e quelle fisiche si sentono coccolate e rassicurate. Con questa decisione Armani ha semplicemente voluto “pescare bene e pescare grosso” catturando l’attenzione ANCHE ( se non soprattutto) delle nonne, che rimaste senza riviste di moda e senza social, in un tempo di contrazione dei consumi così grave si rivelerebbero essere una conquista eccezionale per la ripresa.

Siamo solo all’inizio della rivoluzione.


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Elisa Bellino




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1 Comment

on 18 September 2020

Fotografando oggi la struttura di un’azienda ,a Gennaio 2022 , in soli 15 mesi , Nessuna esclusa, sarà più la stessa , del 70% non rimarrà che un vago ricordo ….. dalle ceneri , un nuovo risorgimento culturale dei consumatori . Nuova Consapevolezza .



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