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Parole da salvare: più di 3000 i vocaboli Italiani dimenticati

FASHION-OLOGY / NEWS / 28 Ottobre 2019

Parole da salvare: a rischio di estinzione il nostro vocabolario.

Parole da salvare è una missione impossibile promossa dall’editore Zanichelli per salvare dalla dimenticanza più di 3000 termini, anche MSGM ci prova e ne adotta 5 facendoci una capsule collection passata piuttosto inosservata, perché, pensandoci bene, a chi interessa come si parla?

Tra influencer e casi umani: l’80% della popolazione Italiana è vittima di un virulento “analfabetismo funzionale”

Secondo gli studi la maggior parte della popolazione Italiana ingrassa tronfia nel più beato e inconsapevole analfabetismo funzionale, grazie ad un consumo eccessivo di trash format e ad un uso esagerato dei social network.

Nel dettaglio: l’80% degli Italiani staziona al di sotto dei livelli minimi di conoscenza e buona utilizzazione del testo scritto.

8 persone su 10 hanno difficoltà a comprendere e riutilizzare in senso critico un testo scritto. 

Circa 5MILIONI di Italiani, invece, si aggiudicano il primato della COMPLETA INCAPACITà DI LETTURA.*

Parole da salvare e umanisti ai margini della società

Il curatore del dizionario e lessicologo Mario Cannella evidenzia che sarebbero oltre 3000 i termini a rischio di definitivo disuso, in pratica, si starebbe per verificare un triste occultamento di un bel pezzo del patrimonio linguistico, culturale e identitario Italiano. Le cause sono da ricondurre alla velocità imposta dai mezzi di comunicazione digitale e ad una maggiore predilezione della fruizione passiva di contenuti visivi. Entrambe le situazioni, quindi, starebbero erodendo e semplificando  irreversibilmente non solo le norme espressive e sintattiche della lingua, ma anche quelle critiche e riflessive delle persone.

L’adozione esasperata di anglicismi e tecnicismi, poi, persistendo nel cannibalizzare l’uso della lingua Italiana, lavorerebbero nello sminuirne la portata simbolica e storica, finendo per trasformarla in qualcosa di impuro e ibrido.

Ad infierire in questa situazione degenere ci sarebbero anche uno scarsissimo investimento della politica nell’educazione e nella formazione dei docenti oltre ad un’ inverosimile titubanza da parte delle aziende nell’assumere laureati. Laureati in particolare in discipline umanistiche.

Oggi gli umanisti condividono un disagio di dimensioni bibliche. Non li vuole nessuno, nemmeno i loro genitori, i quali, terminato il tempo delle mele in cui potevano bearsi del loro pensiero laterale e critico con amici e parenti, non sanno come scollarseli dal conto economico familiare.

Gli umanisti sono un debito

Gli umanisti non riescono ad integrarsi nella società, poiché non trovano una collocazione lavorativa degna del loro lungo percorso di studi, così, per la stragrande maggioranza finiscono per trascinarsi da un lavoro di ripiego all’altro frustrati e depressi. Non è un caso che oggi le università fortemente consigliate siano quelle di ingegneria, fisica ed economia. Eppure, se è vero che non tutti nascono con la vocazione per lo studio di queste materie, è pur lapalissiano che un/a giovinetto/a imbevuto/a di filtri Instagram preferisca svignarsela una stagione da Maria de Filippi, piuttosto che iniziare un qualsiasi tipo di percorso universitario.

Il risultato, però, rimane uno solo, perché il messaggio che si scaglia in faccia ai più giovani ruota intorno ad una incontestabile certezza: con la cultura non si mangia. 

Con la cultura non si mangia, eppure: “chi parla male pensa male, vive male” (Cit.)

 

Chi parla male pensa male

vive male,

bisogna trovare le parole giuste,

le parole sono importanti.

E così, mentre la tratta dei laureati in Italia si concentra su ingegneri e ragionieri relegando ai margini della società gli ultimi, patetici manipoli di umanisti, nei salotti dei letterati ci si accorge che l’italiano è sotto assedio. La lingua Italiana è perigliosamente vessata dall’esterno (dall’inglese) e dall’interno, a causa dell’ utilizzo estremamente semplificato che viene incoraggiato da media e tecnologie.

MSGM e le t-shirt presentate a fine settembre di cui nessuno sapeva e nessuno saprà

Come si accennava poco sopra, MSGM, uno dei pochi marchi Italiani rimasti tali, ha sposato la causa dell’editore Zanichelli #paroledasalvare, sfornando una capsule collection di 5 magliette, ognuna con un vocabolo a rischio d’estinzione. Un’iniziativa inconsueta per quel mondo alla moda inzuppato di Instagram, nichilisimo e superficialità, che per un momento interrompe le trasmissioni di vuoto cosmico incentivate dal sistema mediale e informativo di massa, ma di cui, amaramente non v’è traccia.

I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.

(Ludwig Wittgenstein)

 

immagini via pinterest.com

Leggi anche “Trovare lavoro in Italia: addio alla preparazione umanistica, ci vuole un diploma tecnico” 

 

*https://www.youtube.com/watch?v=Vdv9Ds3NpMI&t=138s

 


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Elisa Bellino




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