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Tendenze estate 2020: il meglio della Milano Fashion Week è qui

FASHION-OLOGY / NEWS / 22 Settembre 2019

Tendenze estate 2020: questo è il report con tutto quello che è necessario sapere

Dimentica la tua ossessione per il nuovo

Se fin dall’inizio della modernità il genere umano si è sentito costretto a inseguire e pretendere novità,  identificando il “nuovo” come un valore, a questo giro la moda si arrende e per un pelo non va “fuori moda”.

“Cosa potrebbe esserci di nuovo? Cosa non è ovvio? E’ sempre stata un’ossessione, sin da quando ero giovane” 

Miuccia Prada

Mentre Virgil Abloh si mette in malattia e prende un permesso di qualche mese annullando tutti i suoi “tour” e Demna Gvasalia si congeda da Vetements, prendiamo atto della fine dello streetwear, fatto confermato dalle collezioni Primavera Estate del 2020.

Lo streetwear è finito

Messo al bando il tormentone formato “skater”, le case di moda si schierano in due fazioni: c’è chi prontamente salta sul carro dei seguaci della Phoebephilosofia e chi, barcollando nell’incertezza, tenta la strada usurata degli chiffon, della morbidezza, dei volant e dei fiocchi, tutti pastosi gonfaloni di una femminilità stucchevole, melensa e, francamente, inadeguata.

La moda donna parla dell’insanabile antinomia tra maschile e femminile, quando non lo fa, si annulla nell’indecisione e nella noia(Jil Sander).

Maschile VS Femminile

Pur non aggiungendo nulla di stravagante o innovativo, c’è chi celebra una drastica plasticità scultorea, logica e razionale tipica dell’emisfero maschile e chi commemora la mollezza, l’emotività, e il ludico con tessuti e forme arrotondate, riconducibili a quello femminile.

Ci sono l’uomo e la donna, ma non insieme.

La mascolinità più rigida e oltranzista raggiunge l’acme nella donna di Bottega Veneta.

Daniel Lee, nonostante i vari creativi aspiranti al titolo di messia della #NewOldCéline mitologia, è il punto di riferimento dei seguaci di Phoebe. In quanto unico vero erede di “sangue” dell’insigne, algida poetica ” (in Céline ricopriva il ruolo di design director del ready to wear), quello che a lui riesce bene da neo-demiurgo non funziona per gli altri, poiché copia al quadrato (Sportmax, Salvatore Ferragamo), .

Daniel Lee alla sua seconda prova detta un ritmo stilistico marziale ancora più affettato e anemico, le sue silhouette stilizzate marciano spoglie, come vestite solo di accessori. Tranne la violenza visiva di 3 trench fuori misura, l’abbigliamento nemmeno si nota, perché tutto è concentrato su voluminosi sandali intrecciati, mastodontiche sacche, occhiali taglienti e girocolli.

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Bottega Veneta

Miuccia Prada ripulisce, lava e ingentilisce

e quindi, anche se alla Signora non interessa cosa piace alla gente, di abiti orribilmente chic (cit. Alexander Fury) non ce n’erano. Miuccia sembra aver fatto pace con i suoi demoni, ma qualcuno ha pensato al rischio che tutta questa gioviale ventata d’aria fresca e sbarazzina in casa Prada possa intaccare la rilevanza di Miu Miu?

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Prada

Fendi dopo Karl parla della Romanità

Ma la Roma di oggi è marcia e sa di provincia. Peccato per l’intenzione, ma il pensiero non basta, la collezione si adagia in un vortice di colori, tessuti e stampe distanti e inconciliabili; il risultato è incongruente e ripetitivo, inconsistente, caotico e confusionario: come Roma, in effetti.

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Fendi

Sublime Armani

La sua visione è nitida e convincente, infatti, sa perfettamente come essere sempre diverso pur non cambiando nulla. Giorgio Armani bilancia l’esercizio stilistico e quello sartoriale ammaestrando il caos contemporaneo con tagli rigorosi, impeccabili e leggiadri, meraviglioso nei grigi, scivolosi e acquatici. 

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Armani

Gucci

Una passerella tapis roulant sforna umani-merce prodotti in serie. In questa rappresentazione si può rintracciare l’influenza di Metropolis di Friz Lang o di Tempi Moderni di Chaplin come critica alla meccanizzazione delle vite e alla standardizzazione dei comportamenti. Lo spettacolo, però, è lento e lungo, insopportabile. Gli abiti si intravedono, ma si intuisce che siano sempre i soliti. 

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Gucci

Versace

Donatella quando copia Saint Laurent (Vaccarello) è strepitosa, peccato per il tema Libro della Giungla + Mojito, quello lo lasciamo a JLO.

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Versace

 

immagini via Bof.com


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Elisa Bellino




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