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Gucci sfilata 2019: da Dante a Kubrick, benvenuti all’inferno

FASHION-OLOGY / NEWS / 20 Febbraio 2019

Gucci sfilata 2019. Benvenuti all’inferno


Bisogna amare questa collezione di Gucci e il lavoro di A.Michele, ma andando oltre i vestiti. Non fermatevi alle immagini, dovete vedere la registrazione e farvi trapassare dell’orrore, dovete sentire il dolore. Non si tratta di una performance, non è un film e non è nemmeno teatro, questa volta Michele ci mostra un documentario, una cronaca crudele, ma onesta sulla nostra società.  

Ecco il primo canto dell’inferno di Alessandro Michele

Come nella Divina Commedia, ad accoglierci nel nostro cammino un famelico, bestiale sottofondo. Che siano una lince (lussuria), un leone (superbia) e una lupa (cupidigia)le fiere che ci minacciano dal buio? Non è dato a sapersi, infatti, non le vediamo, ma l’udito, come molti cinefili sanno è molto più potente dal punto di vista evocativo rispetto allo sguardo che tutto tende a semplificare.
La simulazione del nostro costante vivere di angoscia 
Come nella nostra quotidianità, l’unica cosa che possiamo fare mentre attendiamo l’inizio dello show, è  restare immobili, pietrificati nelle nostre paure, magari, sperando di non essere visti, ma pur sempre, nel dubbio, nell’incertezza di un pericolo improvviso.

Da Dante a Kubrick è un attimo


E così cominciano i parallelismi con Arancia Meccanica. Supportati da una colonna sonora funebre che non fa che enfatizzare i versi delle bestie feroci, il montaggio di suoni e simboli non lascia spazio alla speranza. Gli esseri che sfilano sono vittime e carnefici di una esasperata violenza. Nascosti, dietro maschere mute non hanno espressività, né virtù.

Svestiti delle loro anime e di qualsiasi tratto umano, il loro unico scopo è difendersi dal mondo. La drammaticità di queste immagini è devastante.

Uno spazio impregnato di angoscia e disperazione.

I corpi disumanizzati e deformati diventano eroi perversi trattenuti nei loro incubi dai loro COSTUMI. Non sono abiti ma costumi, sia che si tratti di cappotti, giacconi, blazer o divise da pagliaccio. Tutto è alterato, modificato e degenerato come il lattepiù. Per intimidire e contraddire i colori vivaci e allucinogeni, spuntano punte aguzze, elmi, e ginocchiere vere e proprie protesi per difendere fragili corpi destinati al fallimento.



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Elisa Bellino




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1 Comment

on 22 February 2019

Visto il video…Inquietante…
Tutto l’insieme, dalla musica agli effetti sonori, dagli specchi alle luci, crea un insieme di sublime orrore.
Gli spettatori devono essersi sentiti accerchiati e sì, senza speranza, attorniati da questi figuri inespressivi e implacabili. Nota di merito a indossatori/trici che hanno interpretato al meglio il ruolo assegnatoli, riuscendo a camminare tutti nello stesso modo. In alcuni casi difficile stabilire se uomo o donna.
Un documentario, è vero, non sono più vestiti per coprirsi e scaldarsi, qui A.Michele è andato ben oltre.
Saluti da Elena



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