Breaking

Single per scelta: ecco perché ti ami di più e ami di meno

FASHION-OLOGY / NEWS / 17 Febbraio 2019

Single per scelta. Vite standard.

Meno attesa, più aspettative”, basta crederci.

Questo è il nuovo “favoloso” claim di Elle e al suo interno c’è tutto il nostro stupido mondo. Elle weekly è simbolo dell’aridità contenutistica e simbolica contemporanea. Una conseguenza deprimente di quella mai sorpassata crisi dell’editoria post-internet e Social Network che non ci ha lasciato scampo. Da mensile di tutto rispetto fondato nel 1945 dall’ambiziosa Hélène Lazareff, la sua trasformazione in settimanale, ci fa proprio rimpiangere il “tempo dell’attesa”. Smagrito e privo di smalto, Elle figura tra i giornalacci “da pettinatrice” vicino a Di Più tv, Uomini e Donne, Tu Style, Tv Sorrisi e Canzoni e Vanity Fair*.

Ma tralasciando per il momento l’analisi dello stato di salute del mercato della carta stampata, che affronterò separatamente, vorrei focalizzarmi sul messaggio proposto sopra citato.

Meno attese, più aspettative

Ma chi l’ha detto che il ritorno ad una sana attesa non faccia bene a tutti?

Il fatto che le nostre richieste siano sempre più dense di grandi aspettative e non si sappia più pazientare, peraltro, è diventato un male della società che occorrerebbe iniziare a curare.

Se indipendentemente dal San Valentino appena passato sei sola, infatti, è proprio perché le tue (e del partner) aspettative non sono state soddisfatte. Ma molto probabilmente non hai (avete) avuto nemmeno la voglia di pazientare, di attendere, di riflettere su come superare queste mancanze. La realtà, infatti, quasi certamente, è che vi siete consumati in fretta e vi siete buttati via. Come una sigaretta fumata in tre tiri.

Siete usciti, scappati dal problema, perché non avevate tempo, ma soprattutto voglia di attendere.

Ancora una volta, ritorna il tema: ci siamo disabituati all’attesa,

al dialogo e alla comprensione reciproca. Nel frattempo ci hanno convinto di poter facilmente comprare tutto anche l’amore.

L’amore, lungi dall’essere quella cosa fatta di sentimenti ed emozioni si è mortificato, banalizzato, diventando niente di più che merce di scambio, un prodotto confezionato da consumare preferibilmente entro una scadenza sempre più breve.

Ed è qui che si arriva alla “materializzazione dell’amore” (Bauman), ultima triste frontiera del nostro meschino modus vivendi consumistico.

Uomini e donne, dediti a guadagnare di più per acquistare cose che pensano occorrano loro per essere felici, hanno meno tempo da dedicare all’empatia reciproca e ai negoziati intensi, talvolta contorti e dolorosi ma comunque lunghi e faticosi, necessari per appianare equivoci e discordie.

Coppie precarie

La dottoressa in psicoterapia Michela Polcino sostiene che la fine dell’idillio romantico e l’inizio della coppia avvenga proprio nel momento in cui si prende coscienza che l’altro non sarà come lo avevamo pensato e non potrà colmare i nostri bisogni. Il cosiddetto patto dichiarato, infatti, consiste nel scegliere il partner per come è, non per quello che si vorrebbe che fosse. Purtroppo, oggi, quasi sempre la consapevolezza della scelta nelle coppie non c’ è. Si rimane così troppo spesso nella fase del patto segreto fatto soprattutto di vincoli inconsci (partner ideale). In questo stato di inconsapevolezza si passa poi il tempo cercando di cambiarsi vicendevolmente senza un reale scambio (coppie per paura), fino al momento in cui la frustrazione diventa insostenibile e si troncano le relazioni.

Ma non è colpa nostra se siamo ridotti ad errare in uno stato di perenne infelicità. E’ il mondo che ci ha trasformato in zombie inconsapevoli e narcisi, pieni di vuoti da riempire e di cose da comprare. D’altronde, questo è proprio ciò che serve per far funzionare gli ingranaggi della macchina industriale.

Vite di corsa, vite semplici, vite taglia standard

L’eccezionale rapidità e la confortevole comodità fornite da mezzi di comunicazione, tecnologie e applicazioni, inoltre, ci hanno deviato irreparabilmente da una norma fatta di quelle cose che oggi chiameremmo “errori”, “anomalie”, “incidenti”, “perdite di tempo”. Pensate solo all’attesa di una lettera, una telefonata, un appuntamento, un bacio: oggi si impazzirebbe nel dover rivivere quei “momenti morti”, basta pensare solo a cosa accade quando non ci prende il telefono, finisce la batteria, non funziona il wifi o visualizza e non risponde. Perse e incazzate nere. Eppure, in quei silenzi, in quelle pause, uno poteva riflettere, pensare, far sedimentare l’impulsività più animalesca trasformandola in qualcosa di meglio.

Se a questo stato di cose sommiamo il fatto che i meccanismi dei Social con le loro scariche di dopamina sono stati progettati per rendere sempre più difficile un distacco duraturo dal mondo virtuale e illusorio possiamo facilmente comprendere perché oggi sempre più persone si bastino a loro stesse.

Single è bello: la Social-entropia o masturbazione emozionale

Nella società attuale  “mordi e fuggi”, bulimica di apparenze, l’amore passa attraverso il “quanto” si è nei canoni, anche se si crede di non seguire le convenzioni.

Nei mondi paralleli dei Social i nostri alter ego, in quanto mere proiezioni, vivono la vita che avremmo sempre desiderato, senza intralci e senza vergogna. Così, intorpiditi e “realizzati”, spesso addirittura stanchi come dopo un orgasmo, si rimane connessi, poiché assuefatti dal piacere di essere amati da sconosciuti o dall’ambizione di poterlo essere sempre di più.

Più abbiamo bisogno di appartenenza e di essere popolari e più i centri di ricompensa del cervello rispondono in maniera potente al miglioramento della nostra reputazione, e la sirena di queste piattaforme social diventa irresistibile.*

Il cerchio del “piacere” inizia e finisce nella più totale solitudine, come una masturbazione

Da questa imbarazzante condizione, in cui il distacco da se stessi appare netto e irreparabile, senza troppo sconcerto possiamo così intuire perché, indipendentemente dell’andamento delle economie, le metropoli, dove i ritmi di vita sono ancora più accelerati stiano diventando sempre più a misura di single, con tutto ciò che ne consegue sulle nascite, le famiglie, le case, il boom di gatti ecc.

La Favola del pesce

In fondo allo specchio percepiremo una linea molto tenue, e il colore di quella linea non somiglierà a nessun altro. Poi, pian piano, si sveglieranno le restanti forme. A poco a poco differiranno da noi, a poco a poco non ci imiteranno più. Romperanno le barriere di vetro o di metallo, e stavolta non saranno sconfitte.*

Concluderei questo delirante “pamphlet” digitale con una favola ritrovata da Borges. Ne “Il libro degli esseri immaginari” l’autore ci segnala un mito di nascita remota, sembrerebbe infatti risalire all’epoca leggendaria dell’Imperatore Giallo, Huángdì (considerato il Dio fondatore della civiltà Cinese). La favola del Pesce, sarebbe solo una parte di un’opera più grande, ma pare avere un non so che di profetico.

La favola del Pesce ci svela il mistero di un’epoca in cui il mondo degli specchi e quello umano non erano separati. Pur essendo tutto diverso, si viveva in pace e si poteva andare e venire liberi da un mondo all’altro. Questa armonia, però, si infranse una notte in cui gli abitanti dello specchio invasero la terra per assoggettarla. L’esito di questa guerra andò a favore dei terrestri. Dopo sanguinose battaglie furono respinti dall’Imperatore Giallo e condannati a ripetere come in un sogno tutte le azioni dei terrestri. Ma non finisce qui, infatti, si la storia si conclude con un avvertimento: non si sa quando, ma questi esseri si sveglieranno da quel letargo forzato, smetteranno di imitare i nostri gesti, romperanno le barriere e torneranno per vendicarsi. Il primo a svegliarsi sarà proprio il Pesce o Tigre dello Specchio e sentiremo salire dal fondo degli specchi il rumore delle armi.

Gli oracoli, si sa, vanno interpretati, ma onestamente credo che qualcosa di rancoroso sia uscito da tempo dal fondo dello specchio con lo scopo di confonderci, avvelenarci, isolarci, indebolirci e renderci infelici. E se fossimo già prigionieri di un’allucinazione fatta di riflessi, simulacri, spettri, doppi e doppelgänger? 

immagini via pinterest.com

*quest’ultimo con Marchetti sembra aver azzeccato il nuovo corso infischiandosene del vecchio pubblico “maturo”, mediamente colto e noioso che da tempo non generava più profitti, abbassando così intelligentemente il livello per ingraziarsi il fumoso e ridanciano giovanissimo target dei Social-i. Ottima strategia.

*https://vociglobali.it/2017/12/22/i-social-e-la-dopamina-che-ci-esalta-riappropriarsi-della-mente/


Tag:, , ,



Elisa Bellino




Previous Post

Affitto alta moda: perché ai marchi non piace l'idea sostenibile dell'affitto?

Next Post

Gucci sfilata 2019: da Dante a Kubrick, benvenuti all'inferno





You might also like



2 Comments

on 17 February 2019

Giusta analisi. Comprendo benissimo, guarda caso sono single. Tu sempre più brava. ❤️



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


More Story

Affitto alta moda: perché ai marchi non piace l'idea sostenibile dell'affitto?

Affitto alta moda. Perché no? Sostenibile nel 2019 è una di quelle parole che quando vuoi fare la "di più" ti fa svoltare...

10 February 2019