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Assistenti vocali: più controlli, più sei controllato, ecco perché

articoli / 16 Dicembre 2018

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ssistenti vocali. La nuova frontiera tecnologica messa in commercio non sono Google Now o Alexa, gli assistenti vocali che si sono impadroniti del palinsesto televisivo, la vera novità è la creazione di umani prevedibili e controllabili a distanza da sistemi robotici o algoritmici.

Umani 2019. L’esercito sonnambulo degli innocui sudditi della tecnologia

Ed eccoci planare verso la fine dell’anno. Una fine dell’anno che sta celebrando la nascita di una nuova forma di umanoide così tanto pressata dai frenetici ritmi della vita post-moderna da mostrarsi particolarmente insofferente e avversa allo sfioramento del dito indice contro gli interruttori della luce o degli elettrodomestici.

Secondo alcune ufficiose fonti, non ancora confermate, sembra che a questo modello di essere, ne seguirà uno ancora più esigente il quale non solo sarebbe programmato per evitare qualsiasi forma di contatto, anche umano (inutilissimo spreco di tempo), ma attraverso un sofisticato software di Intelligenza artificiale, pare che riuscirà a contenere il dispendioso uso di energia cerebrale conservando fino a 12 ore l’80% della batteria in modo da adempiere nel minor tempo possibile tutti i suoi doveri consumistici quotidiani.

Pensare. Che gran spreco di tempo.

E così mentre dall’alto si preparano a renderci ancora più pigri e  dipendenti da tecnologie sempre più invadenti, che possano via via controllare e indirizzare, azzerando qualsiasi criticità o errore, l’infinito processo di consumo, è giunto il momento di tirare un po’ le somme e fare il punto della situazione.

Si avvia al termine un altro anno turbolento per tutti noi , ricchi, poveri, “medi”, aziende, privati, ma pur sempre miseri mercenari dei Social Network alla ricerca/vendita di identità.  Un esercito di fanatici narcisisti, recidivi esponenti del libero mercato e non in ultimo, scostanti moralizzatori e coriacei sostenitori del consumismo post-moderno.

Meno una settimana a Natale

Inzuppati di attese per il nuovo anno come panettoni farciti, inganniamo il tempo nella lieta speranza di riuscire a staccare quella benedetta spina almeno il giorno di Natale.

La verità è che mai come oggi, imbottiti di qualsiasi comodità non vediamo l’ora di scollegarci dalla monotonia dell’iperrealtà, per ritagliarci scarti di tempo da impiegare per coltivare vecchie, semplici, concrete abitudini che siano perfettamente calate nella solida quotidianità.

Annoiati e noiosi al tempo stesso

chi opera nel settore creativo e della comunicazione non può non percepire una certa stanchezza. Le solite strategie, gli soliti strilloni, i soliti dibattiti, i soliti bacchettoni del politically correct, il solito feed Instagram, le solite facce, le solite merci. E’ vero, il tempo di Google e Facebook ha raggiunto la fase della pubertà e stranamente abbiamo esaurito un po’ tutti gli argomenti, poiché linguaggio, contenuti e valori sono stati abbondantemente livellati e semplificati divenendo prevedibili, irrilevanti, noiosi.

Il mondo della comunicazione è in una sorta di stasi mistica.

E non è di certo un caso che proprio ora il “virtuale” con i suoi tentacoli malefici stia cercando di colonizzare le nostre abitazioni per allontanare la possibilità di farci scollegare dal “sistema”.

La democraticissima dittatura di Internet si è compiuta

Siamo tutti dipendenti della grandiosa banca dati Facebook – Google. Sudditi della misericordiosa libertà Americana, nonché romantici seguaci del mito self-made man. Il prezzo? La vita, ovviamente. Indistintamente la tua, la mia, la sua, senza sconti, senza differenze: umanissimo e giustissimo, in questo senso.

Intrappolati in un dedalo di visioni, proiezioni e illusorie credenze, c’è chi comincia a rendersi conto di quanto sia frustrante e destabilizzante il constatare di non essere padroni di niente. 

Affittiamo domini e account, ben consapevoli che tutto il nostro lavoro di “imbiancatura, ristrutturazione e architettura d’interni”, potrebbe risultare irrilevante da un momento all’altro.

Al cambio di un algoritmo ad esempio. O all’entrata in gioco di un nuovo canale sociale. Chissà. 

Il virulento strapotere di Zuckerberg e Google è assodato e incontrastabile e noi in quanto umili affittuari di spazi, cellette e caselle email, non possiamo fare altro che sottostare al regime dell’effimero, possibilmente cercando di non rifletterci troppo.

Viaggiare pieni di speranza è meglio che arrivare. 

Robert Louis Stevenson 

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