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Quanti follower ha la vergogna?Ecco perché siamo complici della deriva culturale

FASHION-OLOGY / NEWS / 25 novembre 2018

Quanti follower ha la vergogna?Ecco perché siamo complici della deriva culturale

Quanti follower ha la vergogna? Tanti, troppi

I follower della vergogna siamo noi, ma quelli che si vergognano non esistono, perché tutelati da un sistema volto a massimizzare l’idiozia, l’inerzia e la superficialità per garantire un continuo, perenne consumo indiscriminato di merci.

La vergogna non è un sentimento di questi tempi, ma perché?

Sotto l’egemonia dello spettacolo che posiziona all’apice della gerarchia sociale GLI ESSERI PIù POPOLARI, quindi più discussi, chiacchierati e protagonisti indefessi delle loro più esecrabili viltà, non esistono più bene o male, giusto o sbagliato, pubblico o privato, piuttosto, esiste una macchina infernale pari a una dittatura silenziosa, che ipnotizza le masse con un giulivo intrattenimento, un ridanciano chiasso o insulse discussioni, paralizzandone progressivamente le facoltà mentali.

La volgarità e la vuotezza sono l’humus vischioso su cui le personalità più in vista dei Social costruiscono i loro imperi di popolarità, eppure, nessuno strascico velenoso riesce ad intaccare la loro “influenza” degenere e amorale, ma anzi proprio la grandezza della risonanza delle loro gesta viene continuamente premiata.

E quindi, tutto finisce per essere dimenticato, archiviato, scusato in nome dello spettacolo a cui il popolo medio ( il noto mostro di Pasolini) partecipa, in un tacito accordo.

Quante puttanate atomiche vengono pubblicate quotidianamente sui Social per attirare quel dibattito spicciolo, insulso e povero intorno a vacuità e personaggi spazzatura? Quante?

Ci sono quelli che protestano, che criticano, che applaudono, ma tutti quanti contribuiscono, più o meno coscientemente ad alimentare il progetto oscuro, antistante, di ottundimento delle menti.

I social sono lo strumento attraverso cui si sviluppa il progetto di manipolazione più dolce: perché promettono zero censura e altresì garantiscono libera espressione a tutti

I Social, sono funzionali alla società dello spettacolo e al progetto “tabula rasa”, perché premiano (danno massima visibilità), come dicevo sopra, le puttanate e gli araldi di codeste puttanate

Puttanate sacrosantissime e utilissime, quindi, a mantenere il popolo in una molle, irreale, paralisi cerebrale

Dietro la loro democraticissima impostazione, i Social sono infernali, perché favoriscono l’emergere e l‘imperare di personalità disdicevoli per perpetuare il sonno dell’umanità.

La gente avvelenata di intrattenimento demenziale, perde la percezione di se stessa e del mondo circostante. I valori vengono ribaltati, poiché basati su unità di misura assurde quali: successo, fama e potere, in nome dei quali tutto finisce per essere scusato e ancor peggio: dimenticato.

L’egemonia infernale amorale in cui viviamo è subdola e degenere, poiché ipnotica e paralizzante

Lungi dall’essere consapevoli di averla scelta, siamo, infatti, così tanto e costantemente immersi in un disgustoso, deprecabile “senso comune” avvertito come “dote” necessaria della fase storica attuale in cui viviamo, da giacere felici e impotenti in questo schifo.

In questo modo subiamo il potere dei pochi, ma senza esserne coscienti. Innocui e beati così veniamo trascinati, illusi della nostra libertà e belli ubriachi, al macello, ovvero alla fine dei nostri giorni, senza aver fatto nulla per contrastare realmente il sistema.

E questo accade perché pur avendo la possibilità di contraddire, insultare e fischiare la qualunque, non ci si accorge di essere sempre e solo spettatori, OVVERO CONSUMATORI DI IDEE, IMMAGINI, PENSIERI E RIFLESSIONI GIà PRONTE E IMPACCHETTATE ALL’USO di cittadini-clienti sempre più isolati, impauriti, angosciati, stressati, frustrati: INVISIBILI e inutili.

Il senso comune, artificialmente e scrupolosamente creato in questi anni, che fa da ammortizzatore, assorbe e  armonizza tutte le più scandalose e disprezzabili storielle che accadono quotidianamente, fa sì che dopo l’indignazione iniziale rimanga solo una vaga idea dei fatti in questione, poiché, oscurati o dalle proprie contingenze o abilmente banalizzati (minimizzati) dal contesto di caos generale.

La banalizzazione è uno dei grandi registri con cui il potere orchestra il senso comune. 

E’ attraverso la riduzione della qualità, della drammaticità, della simbolicità di determinate azioni e di determinati avvenimenti che si spinge il sentimento collettivo ad assorbire la portata negativa degli eventi, potenzialmente pericolosa. Per restituirla devitalizzata al singolo cittadino come un campione occasionale della mediocrità quotidiana in cui siamo immersi, come qualcosa da consumare e digerire individualmente: voltando rapidamente il capo da un’altra parte, verso un’altra mediocrità, senza che valga la pena spenderci la fatica e l’impegno di una riflessione comune e pubblica.”*

Le bravate da social abbondano, in un flusso continuo di stupidità

La parata di stupidità è all’ordine del giorno, tanto è vero che il livello di stupore e indignazione si abbassa in proporzione all’aumentare della portata demenziale di fatti e persone. Siamo praticamente pronti a tutto, per questo, nonostante i Dolce e Gabbana abbiano gestito male, anzi malissimo la situazione con la Cina, il caso non mi smuove minimamente i liquidi biliari, perché il limite non esiste.

Non c ‘è niente di inaccettabile quando manca un orizzonte comune di moralità, perché anche quando questa viene “tirata in mezzo” nessuno ha idea di cosa significhi. E’ un contenente vuoto, un’immagine sfocata, un fonema.

Dei Dolce e Gabbana si è detto di tutto, eppure, per me il caso è già chiuso. Vanno perdonati, sicuramente la loro azienda lo merita, più di tanti altri Coglioni patentati che seguite su Ig e verso i quali avete già dimenticato la vostra ripetuta indignazione trasformandola, magari, pure in stima.

SALUTI.

immagini via pinterest.com

Bio

Babel, Z. Bauman, E.Mauro, pp.67-70, Economica Laterza


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Elisa Bellino




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1 Comment

on 26 November 2018

Quanta verità cara…
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