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Dialogo di moda e morte: parafrasando Leopardi, ricordando chi non ce l’ha fatta

FASHION-OLOGY / NEWS / 6 giugno 2018

Dialogo di moda e morte: parafrasando Leopardi

Dialogo di moda e morte:

[…]Moda. Sì: non ti ricordi che tutte e due siamo nate dalla Caducità?
Morte. Che m’ho a ricordare io che sono nemica capitale della memoria. 
Moda. Ma io me ne ricordo bene; e so che l’una e l’altra tiriamo parimente a disfare e a rimutare di continuo le cose di quaggiù, benché tu vadi a questo effetto per una strada e io per un’altra.

DIALOGO DELLA MODA E DELLA MORTE, Leopardi

La moda è legata alla morte nella sua essenza. Partendo dal suo significato, infatti, la parola “moda” rimanda all’idea di novità, ma reca con sé il presagio della caducità. Una caducità inevitabile, propria di un qualcosa destinato fin dalla sua genesi all’oblio.

“La moda esiste grazie al suo morire”

Ma la moda è anche morte nell’estetica contemporanea. Un’estetica flagellata da psicosi e paure proprie del tempo digitale

La moda odierna si sposta dall‘umano all’inumano, o meglio, al post-umano.

Scenari decadenti, apocalittici, spogliati di ogni minima traccia antropica stanno spazzando via il vecchio mondo. Vecchio mondo a cui più nessuno appartiene. Escluderei a priori che questa sia solo una mera mossa strategica, una pagliacciata come tante per acchiappare la superficiale massa di internauti sempre più disattenti e disagiati.

La moda abbraccia la mostruosità, perché la paura è l’emozione universale del momento.

Quella che meglio ci rappresenta, quella che tutti ci accomuna, nonostante le vite parallele -eccezionali- vissute online.

La mostrazione spettacolarizzata della deformazione, dell’amputazione o della devastazione fisica riesce a catalizzare l’attenzione più di fiori e glitter, poiché più pertinente con il nostro mortifero -vero- standard quotidiano.

Moda e Morte: quanto è difficile essere business oltre che artisti. La moda ,oggi, può portare alla morte? Sì

La sensibilità può uccidere. Non è un caso che i più grandi artisti siano inclini alla depressione e all’annientamento. Proprio questa particolare predisposizione a connettersi con la profondità, con l’essenza, con la luce e l’ombra dell’esistenza, infatti, può condurre l’artista alla perdizione.

Da giorni circolava la notizia sull’attesissima uscita fissata per il prossimo novembre del documentario su Alexander McQueen. Si ripercorrevano così le sue sofferenze, il suo disagio, la sua instabilità emotiva e la grandezza del suo genio, poi, ieri, ecco arrivare la notizia della scomparsa di Kate Spade.

Forse si era stancata di dover sorridere a tutti i costi. Forse il suo marchio, proprio l’anno scorso acquisito da Coach, non la rappresentava più e, forse, il peso di essere l’anima radiosa del suo stesso impero l’aveva logorata.

La verità è che è dura essere nel sistema. Ed è ancora più dura cadere vittime del business dell’apparenza, della velocità e della perfezione. Se solo si potesse far capire quanta bellezza procura la fragilità, se la sensibilità fosse un dono e non una condanna, forse per questa terra ci sarebbe ancora speranza, ma per ora, per quei pochi artisti superstiti, rimane un territorio altamente inospitale, anzi inabitabile.

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Elisa Bellino




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3 Comments

on 8 June 2018

E’ sempre un emozione, una scoperta, una cultura leggere i tuoi post. Complimenti!
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on 9 June 2018

Hai scelto delle immagini molto forti.
credo che certi mondi ti lascino solo, anche quando sei pieno di gente.
spesso ho postate foto delle creazioni di kate spade. mi spiace.
LaLu

on 13 June 2018

Wowwww, mi è davvero colpito questo post. Sei stata coraggiosa.
Brava

Sara di magliette d’autore



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