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Professione influencer 2018: ecco l’epifania di un mestiere

FASHION-OLOGY / NEWS / OUTFIT / 25 febbraio 2018

Professione influencer

Epifania di un mestiere: l’influencer non è più una possibilità

Professione influencer. Ci fu un tempo in cui alla domanda “di cosa ti occupi“, la parola “blogger” veniva emessa (o omessa) solo dopo un sano condimento di forestierismi in rigoroso idioma britannico. Bene, oggi quel tempo è solo un ricordo.

Con buona pace per gli illustri assenti, Condé Nast tra un taglio e l’altro, continua la sua “rincorsa per la vita” mettendo a punto iniziative sempre più digital. Dopo aver messo su in fretta e furia un allevamento intensivo di “blogger”, prese a manciate dalla Bocconi, questa settimana è stata la volta di “Lisa”.

E così Condé Nast lancia la prima “rivista” per i social: “L:sa”

Leggi Lisa: “love”, “inspire”, “share” e “advise”, ovvero, un contenitore di contenuti fruibili UNICAMENTE su Facebook e Instagram. Intuitene lo spessore culturale. A capo del progettino niente po’ po’ di meno che Riccardo Pozzoli, mente acutissima in grado di trasformare una biondina provincialotta in una macchina da soldi.

Influencer si diventa non si nasce

E la cosa comincia a fare un po’ impressione. Prepensionate le blogger con i loro “vezzi intellettuali”, oggi il destino si decide sui Social ma, segnatamente, pericolosamente, su Instagram.

Instagram e la sua fanta-realtà

Si debbono preferire cose impossibili ma verosimili a cose possibili ma incredibili.

Poetica*, Aristotele

*Questo libretto viene studiato a memoria in America da chi l’industria culturale fa, mentre in Italia la formazione classica scompare.

E così dall’altra parte dell’Oceano viene scelto e sostenuto un mondo per sordomuti, meglio se analfabeti, preferibilmente sociopatici. Un mondo controllato  da informatici- demiurghi, in cui l’immagine basti – e avanzi- a se stessa. Un mondo di numeri, storie e stupidaggini necessarie a far aumentare reach e impression, tradotto: budget.

Perché alla fine sempre di business si parla.

E per vendere e vendersi non c’è bisogno di essere intelligenti, semmai scaltri

“La sofisticazione non paga“, scrive Fabiana Giacomotti citando una firma indelebile nel panorama letterario come Stephane Mallarmé. Si dia il caso, infatti, che il maestro del Simbolismo fu protagonista di un fragoroso flop editoriale. “La dernière mode” era una rivista come le altre, se non fosse che era concepita da un cervello raffinato e profondo.

“[…]scritta con un brio e un gusto eufonico che la concorrenza si sognava”. […] era colta, spiritosa e arricchita dai racconti inediti di scrittori amici dell’editore*. Eppure non teneva fede alla promessa di fondo: vendere borsette e rossetti. “La rivista si estinse per eccesso di raffinatezza letteraria e mancanza di genio commerciale.

E allora care blogger, cari giornalisti, tocca fare ammenda e adeguarsi.

La leva dell’editoria di moda è tornata nelle mani di chi fa la moda, non di chi la racconta e tanto meno di chi la racconta con le parole. Un’ aggravante ,questa, che se consideriamo l’afasia galoppante del pubblico contemporaneo, mette davvero i brividi.

Così è, anche se non mi piace per niente. O ti adegui o sei fuori.

Fine di una storia triste.

 

*La moda è un mestiere da duri“, F. Giacomotti,  pp. 109- 11, Rizzoli 2011




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Elisa Bellino




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6 Comments

on 26 February 2018

brava, come sempre

on 26 February 2018

fa un po’ tristezza questa evoluzione
baci

http://www.unconventionalsecrets.com/

on 26 February 2018

Very stylish outfit! And the blue sandals are perfect as well 😉

https://4highheelsfans.wordpress.com/2018/02/26/get-low/

on 26 February 2018

Analisi sempre ineccepibili, e tu sempre splendida, look di uno chic pazzesco!
Un bacione! F.

La Civetta Stilosa

on 28 February 2018

buon mercoledì!!!
baci

http://www.unconventionalsecrets.com/

on 28 February 2018

Un articolo interessante!
Mi piace da impazzire il tuo look. Kiss
Nuovo post “MONICHINA Flamingo| Capi unici e personalizzati” ora su http://www.littlefairyfashion.com



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