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Colette Paris: il triste destino dei concept store ai tempi di Instagram

FASHION-OLOGY / NEWS / OUTFIT / 16 luglio 2017

Colette Paris chiude, ma perché?

Colette Paris, ovvero Colette R. e figlia lasciano prima che sia troppo tardi. Il 20 dicembre 2017, per essere precisi, Colette al 213 di Rue Saint-Honoré e relativo sito saranno solo un felice ricordo. Insomma, prima che tutti quelli che oggi piangono la triste “dipartita”, un domani -vicino- spolpino storia e meriti per un po’ di traffico web in più. D’altronde si sa che il clamore del “gossip da débâcle”, è un toccasana per calamitare l’attenzione dei lettori avvoltoi.

Colette Paris è stato il più applaudito concept store al mondo, almeno negli ultimi 20 anni


Concept store: in italiano, negozio di concetto, ovvero quel luogo dove non si vende solo moda, ma mode e modi di essere, oggettistica, libri, accessori, gadget, soprattutto idee.*


Un negozio in grado di creare un’esperienza di shopping inconsueta, intellettuale e immersiva. Colette in 20 anni ha cercato di offrire una panoramica stimolante e accurata sulla contemporaneità.

Il “Parnaso” della moda, fondato nel 1997 a Parigi,

all’ombra di un flusso temporale misericordioso (molto diverso dalla disumanità di oggi), era un crocevia di appassionati, addetti ai lavori, intellettuali e curiosi. Tutti facevano tappa da Colette, perché tutto quello che ancora non sapevi di desiderare era là.

Colette always managed to have what you want before you knew it existed.

Tim Blanks, Businessoffashion.com

Gli allestimenti ospitavano Maison storiche accanto alle avanguardie, ai libri d’arte e alle amenità più tecnologiche.

Ma perché lasciare tutto, così, da un momento all’altro?

Semplicemente, perché Colette è un prodotto del secolo scorso, interessante, unico, ma sorpassato. Così come il 10Corso Como e prima di entrambi, del leggendario concept store di Elio Fiorucci (il vero primo concept store) aperto in San Babila nel 1967 (poi chiuso e trasformato in Love Therapy , anch’esso finito male).

Pensare a queste realtà con i filtri di oggi è un po’ come guardare un vecchio film con il suono fuori sincrono, dove le immagini vanno lente e le voci precedono, ergo, non possono funzionare nel lungo periodo.

Colette Paris non può più funzionare come una volta per mille motivi,

ma volendo evidenziarne alcuni:

perché le novità viaggiano nell’insta-tempo h24 su Instagram. Perché oltre alla crisi odierna, il regime d’incertezza e paura che ha travolto l’Occidente a partire dall’attacco alle Twin Towers, ha trasformato le abitudini di consumo delle persone, in particolare dei Millennials.

Questa categoria, infatti, acquista di più, ma predilige prezzi contenuti. E da qui ci si riallaccia ai fenomeni Zara, Amazon e al dilagare degli acquisti usa e getta promossi dal fast fashion e dall’uso dei social.

We live in an age where things are constantly changing and especially with social media, no one wants to wear the same thing twice.

Peter Dundas

A mio parere, Colette rappresentava la contemporaneità,

ma senza riuscire più a reggerne ritmi e costi.

Quello che riguardava Colette era uno “shopping datato”, poiché di tipo culturale, molto più vicino al collezionismo, che al consumismo. Si cercavano cose speciali, perché speciale era il momento della loro scoperta e altrettanto speciale era il momento del loro utilizzo e del loro riutilizzo. 

(Si trattava, infatti, di un utilizzo non soggetto a scadenza).

Ma adesso che senso ha questa roba?

E poi, chi la capirebbe?Viviamo in un momento( ma sarebbe meglio scrivere un istante) in cui tutti urlano alla specialità di cose e persone e la gente non riesce più a dare il giusto peso a chi lo merita davvero. Non si riesce a distinguere cosa è interessante da ciò che non lo è, il cattivo gusto, dal buono.

Perché?  Perché il valore di cose e persone si è spostato sulla velocità e sulla portata che queste hanno nell’incanalare l’attenzione altrui. E poi c’è troppa offerta, ci sono troppi stimoli, che fondono e confondono le idee. E quindi nessuno ha più bisogno dei suggerimenti di un concept store.

E così, presto ci dimenticheremo anche di Colette, come già successo a Elio Fiorucci, e a tutte le cose belle.

 

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*La comunicazione della moda. Significati e metodologie. p.136, Hélène B., Luisa C. Franco Angeli Editore


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Elisa Bellino




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2 Comments

on 17 July 2017

ottimo post come sempre e bellissime foto!!
baci

http://www.unconventionalsecrets.com/

on 17 July 2017

Concordo al 100%, i concept store ormai sono storia. Tu sempre splendida, ogni tuo nuovo shooting mi lascia senza parole!
Un bacione! F.

La Civetta Stilosa



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