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Moda 2016: nel dopo Karl ci sarà solo il disagio delle tshirt DHL

Moda 2016.  Di buono c’è che nonostante l’epidemia di morte del 2016, per ora, Karl è ancora vivo. E con lui allontaniamo, almeno per un momento, l’orribile presentimento della fine. Quel meraviglioso capitolo di una Moda concepita come espressione più elevata e geniale della vanità sta per chiudersi definitivamente. Quell’idea di moda autentica e memorabile, che tanto aveva a che fare con il creatore, prima che con il prodotto, svanirà per sempre. L’aura dell’abito, nell’epoca della sua spettacolarità becera, sta per dissolversi, insieme alla poesia di una moda passata di moda. Abbiamo vacillato al pensiero del possibile addio di Karl Lagerfeld, ma il problema non tarderà a ripresentarsi.

“Whi should i stop working? If i do, i’ll die and it’ll all be finished”.

Karl Lagerfeld

E’ vero, con lui finirà tutto e manca poco. Ma la cosa più terribile sarà che le nuove generazioni nemmeno capiranno il senso di possedere una costosissima Chanel 2.55 timeless pensata da Karl Lagerfeld.

Karl Lagerfeld WHO?

Che ne sapranno di quell’attimo proiettato nell’infinito dell’opera d’arte, se già oggi le case di moda vendono le collezioni subito dopo la sfilata? Che ne sapranno del “sogno”, della desiderabilità, se la vendita deve essere immediata per evitare che i ricordi del pubblico vengano soffocati da altre proposte, peraltro pressoché identiche?

Moda 2016. Si dice che in questo momento la gente non abbia più bisogno di quegli abiti “importabili” o “importanti“, insomma, di quelle produzioni tipiche delle passerelle. Si dice che la fantasticheria non importi più a nessuno e si dice anche che la moda sia sempre più incontrollabile in quanto fortemente soggetta ad interpretazioni individuali, tanto improvvise, quanto virali.

Succede così che il cheap e la disillusione  prevalgano sull’incantesimo, accade così, che invece di trovare riprodotta la stampa “Chanel” o “Hermes” sulle t-shirt, sia preferibile pagare 245,00 euro una maglia con la stampa dell’azienda di trasporti merci internazionale DHL. Una genialata finto-proletaria pensata da uno dei rappresentanti del nuovo corso creativo Demna Gvasalia (Vetements e ora pure direttore creativo Balenciaga,ça va sans dire acclamatissimo). Una moda definita “kitsch capitalistica“, una anti-moda che spaccia anticonformismo populista a caro prezzo,

una “moda politica”, che in quanto tale non resiste alla tentazione di prenderti per il sedere.

Ma caro Demna, a ognuno il proprio lavoro, che dici? Lasciamo che la moda scorra parallelamente alla realtà e lì rimanga senza troppe masturbazioni mentali, che la filosofia viene scritta sui libri e non ha certo bisogno di diventare pop grazie a qualche maglietta per ricchi annoiati.

Cari designer, lasciate perdere il filone intellettuale e dimenticatevi il disagio di questa terra, state sereni e, piuttosto, inventatevi qualcosa che ci conduca lontano.

La moda non deve cambiare il mondo.

La moda, però, può leggerlo il mondo, possibilmente solo la parte migliore.

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Si dice che la fantasticheria non importi più a nessuno e si dice anche che la moda sia sempre più incontrollabile in quanto fortemente soggetta ad interpretazioni individuali, tanto improvvise, quanto virali. Succede così che il cheap e la disillusione prevalgano sull’incantesimo, accade così, che invece di trovare riprodotta la stampa “Chanel” o “Hermes” sulle t-shirt, sia preferibile pagare 245,00 euro una maglia con la stampa dell’azienda di trasporti merci internazionale DHL. Una genialata finto-proletaria pensata da uno dei rappresentanti del nuovo corso creativo Demna Gvasalia (Vetements e ora pure direttore creativo Balenciaga,ça va sans dire acclamatissimo). Una moda definita “kitsch capitalistica“, una anti-moda che spaccia anticonformismo populista a caro prezzo, una “moda politica”, che in quanto tale non resiste alla tentazione di prenderti per il sedere. Ma caro Demna, a ognuno il proprio lavoro, che dici? Lasciamo che la moda scorra parallelamente alla realtà e lì rimanga senza troppe masturbazioni mentali, che la filosofia viene scritta sui libri e non ha certo bisogno di diventare pop grazie a qualche maglietta per ricchi annoiati. Cari designer, lasciate perdere il filone intellettuale e dimenticatevi il disagio di questa terra, state sereni e, piuttosto, inventatevi qualcosa che ci conduca lontano. La moda non deve cambiare il mondo. La moda, però, può leggerlo il mondo, possibilmente solo la parte migliore. http://www.theladycracy.it/2016/04/24/moda-2016-nel-dopo-karl-ci-sara-solo-il-disagio-delle-tshirt-dhl/

Dress: Nasty Gal

Body: Yamamay

v. Tendenze primavera 2016

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