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La morte del minimalismo: è giunta l’era del “Guccismo”

La morte del minimalismo.

In questo gaudioso giorno di primavera, manteniamo un minuto di solenne silenzio in memoria e rispetto di quello che verrà ricordato come un affezionato compagno di vita di tutta quell’assortita ghenga di intellettuali, saccenti, tuttologi, brutto-addicted, che con sincera devozione hanno servito, fino ai suoi ultimi instanti di vita, il mito del minimalismo.

Un mito fatto di snobberia a poco prezzo e di rumoroso annientamento estetico. Prendiamo così atto della Sua scomparsa e salutando tutti i radical chic in cerca di stima che per anni hanno trovato in Lui un caro e sicuro rifugio, accogliamo il Guccismo come nuovo, sano esercizio di stile. Buon divertimento a tutti.

Eh sì, il commiato dal minimalismo era necessario, perché nell’era del d.A (leggi dopo Alessandro Michele) niente è più come prima. E non lo dico solo io che di minimal non ho nemmeno la carta igienica, ma lo dicono i buyer, l’hanno detto gli inflessibili “nemici” inglesi (che gli hanno consegnato il prestigioso Bfa-British fashion awards 2015 come miglior designer straniero) e lo dicono gli Americani che a giugno lo incenseranno durante gli Oscar della moda con l‘International Award. E se non lo ammette la stampa italiana, pazienza, tanto anche la signora Miuccia ha capito che il suo bad taste funzionale non funzionava più, proprio lei che a suon di minimal e nylon negli anni ’90 faceva soldi a palate.

La morte del minimalismo. La seduzione cancella l’eleganza? Ma chi l’ha detto?

I minimalisti annichiliti dietro la purezza delle forme insipide ci avevano quasi convinto di quanto potesse essere elegante la povertà. Ma perché mai dovrebbe essere così? Ce l’hanno fatto credere, semmai. Loro, la stampa, che ancora adesso guarda con un certo ribrezzo il caotico stile alla Gucci. Il fatto è che oggi le persone si fanno influenzare dalle persone, non dai giornalisti e, come volevasi dimostrare, finisce l’era del minimal-chic.

Il successo di Gucci è tanto contagioso,  quanto naturale, perché risponde alla necessità di un consumo ludico-edonistico tipico della società odierna. Una società aperta, una società dove le tendenze prendono forma nella classe media della società, tra artisti, creativi, influencer e personaggi vari che più di altri, fagocitano esperienze e visioni facendole diventare stili di vita prima e stili vestimentiari poi.

Si può dire che il Gucci di Alessandro Michele sia elegante? Non so, forse, semplicemente, il concetto di eleganza abbandona il materico, il visibile per farsi attitudine e comportamento. L’eleganza va ricercata nello spirito, prima che nel vestito. Per vestire Gucci si deve essere “eccessivi“:

  • eccessivamente ingenui,
  • eccessivamente sicuri di sè,
  • eccessivamente spontanei.

E poi la moderazione non è mai stata interessante.

La moderazione è una cosa fatale. Nulla ha più successo dell’eccesso.

Oscar Wilde

Immagine copertina via pinterest.com

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Giacca: Stadivarius

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