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4 regole per vincere facile (o per vivere al meglio)

4 regole per vincere, ma ammettiamolo pure, queste 4 regole servono per stare meglio. Perché, si dice, che ogni giorno si apra una nuova sfida, che siamo nati in un campo di battaglia, che :”più è forte il vento, più robusto cresce l’albero“. E poi viene insegnato che i sogni si realizzano, a volte, ma solo dopo inquantificabili sacrifici. Che niente è per sempre e che sempre è per niente. Eppure, quella decina dei nostri contatti che bivaccano a destra e a sinistra per il mondo e fanno pure soldi a palate, un po’ di “dissonanza” emotiva ce la creano. E senza tirare in mezzo darma, karma, almanacchi e tarocchi, non sembra nemmeno siano mai incorsi in qualche disgrazia, che renda lecita la loro fortuna. E allora sorge spontaneo il quesito della vita:

Ma se quelle del duro lavoro e del sacrifico fossero tutte delle grosse grasse fesserie?

Se tutto questo dispendio di energie per un bene assoluto fosse niente di più che un vecchio dogma da prendere e dimenticare per sempre? Perché il processo di secolarizzazione sembra aver influenzato la politica, l’economia, ma forse qualcosa di tremendo e limitante è rimasto lì, ben radicato nella nostra testa, pronto a condizionare pesantemente la nostra vita. E non vorrei fare la “guastafeste” ma pare proprio, che

l’autorealizzazione (quella roba che sta in cima alla piramide dei bisogni di Maslow) sia raggiungibile senza nessuno sforzo. Senza nessuno sforzo particolare, già.

Che, badate bene, non significa: “da domani mi alzo dal letto solo per fare pipì, così mi realizzo meglio“. NO. Impegno, passione e determinazione sono il flauto magico per mettere in fila le nostre capacità e far capitombolare a casa nostra le opportunità. Impegno, passione e determinazione in qualcosa che si fa con piacere però. Quindi, se in questo momento vi sentite frustrate, insoddisfatte e schiavizzate da qualcuno in particolare o dall’azienda per la quale lavorate, tra 20 anni, se ancora sarete vive, probabilmente non sarà cambiato quasi nulla. Il perché è presto detto: non è giusto soffrire così tanto per avvicinarsi ai propri sogni. E magari non è nemmeno giusto il ramo lavorativo che avete intrapreso per campare. Questo è anche bene saperlo in anticipo per non rimanere delusi dopo.

In realtà non è necessario alcun grande sforzo. Solo piccoli sforzi sono necessari, e più piccoli sono meglio è. E se lavori senza sforzo è ancora meglio. Ecco perché succede, succede molte volte, che più cerchi di fare e più dura è la realizzazione.  Proprio il tuo sforzo, la tua tensione, il tuo “essere occupato”, il tuo desiderare, le tue aspettative diventano l’ostacolo. Ma con uno sforzo molto piccolo, “uno sforzo senza sforzo”, come lo chiamano nello Zen – fare come se non si facesse- accade facilmente.*

Osho

Ma non è finita qui, perché collaterale allo sforzo per raggiungere la vetta, c’era anche la simpaticissima “afflizione da nemesi”. La stessa che nel momento di grande fortuna ti portava a gioire, ma non troppo. Come se fosse stato uno sbaglio, o peggio ancora, una colpa, essere troppo vincenti e felici. Così nella prosperità, meccanicamente ci si preparava al peggio perché:” se le cose vanno troppo bene, qualcosa prima o poi succederà di sfortunato”. Ma chi ce l’ha inculcato nella testa, sicuramente non ci credeva. Perché la vita non dovrebbe essere una penitenza e nemmeno per Gesù pare lo fosse stata, nonostante si siano sbrigati tutti a scrivere e tramandare il contrario. Di sicuro c’è solo una cosa: queste credenze facilitano e hanno sempre facilitato il controllo da parte di chi aveva interesse nel distribuire il benessere e il potere solo nelle tasche di pochi. Fondamentalmente sempre gli stessi.

Quindi nessuna paura, nessuna “sindrome da nemesi giustiziera”. E lasciate perdere gli scetticismi, leggetevi delle biografie di gente che ammirate o invidiate e guardate che differenza c’è tra voi e loro. Sicuramente, tutti, ma proprio tutti i soggetti, avranno sognato fin da piccoli la propria occupazione, ergo:

il loro lavoro sarà una semplice espressione della propria esistenza, un modo di vivere, non un modo PER VIVERE.

Se l’India non vi convince, anche Platone intercetta la presenza della vocazione (daimon) come fondamento della nostra vita. Nel mito di Er, infatti, Platone svela all’umanità il post-mortem, illustrando come sia l’anima a scegliere il “daimon” e non il contrario. Questo “demone” sarà poi una presenza costante e imprescindibile nella nostra esistenza. Demone inteso come “genio” che influenza le nostre predisposizioni, le nostre attitudini. Demone, come guida interiore pronta a condurci verso la realizzazione delle nostre aspirazioni. Ne deriva che il suo rispetto o contrariamente, il suo accantonamento, andranno a determinare il nostro successo o insuccesso.

Ricomponendo il puzzle: Osho parla di poco sforzo, Platone di vocazione. Nel sillogismo manca solo la risultante. La piena realizzazione arriva se e sole se si asseconda la nostra vocazione, di modo che il lavoro eluda sforzo e sofferenza.

4 regole per vincere:

Fai cosa ti piace.

Fai quello che ti piace con piacere.

Fallo meglio che puoi.

Continua a farlo pensando che andrà sempre meglio.

Curiosità in più: se dopo aver letto questo articolo stai pensando di mollare tutto e ricominciare da capo assecondando le tue ambizioni, sappi che sei in buona compagnia. Sì, perché i media sono sempre pronti a far circolare le peggio informazioni riguardanti la nostra generazione, eppure, una ricerca condotta dal Censis ha sfatato questi miti. Solo nel secondo trimestre del 2015, ragazzi con un’età compresa tra 18 ai 35 anni hanno aperto 300 imprese al giorno. E la cosa ancora più bella è che il 42,1% di questi è fiducioso nel futuro e crede fermamente che il meglio debba ancora venire (fonte Markup 16 ottobre 2015).

Se senti che lo devi fare, fallo.



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*Il libro dei segreti: Discorsi sul “Vigyana Bhairava tantra. Osho, Bompiani

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