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Chanel a Roma: aspettando dicembre

Chanel a Roma, in piazza di Spagna. Al numero 85. Inaugurato lo scorso febbraio. Ma anche in via del Babuino, la sede storica che si rinnova continuamente. E permettete, ma oggi, dopo un bel cappuccio cremoso che, “come lo fanno a Roma non ce n’è “, mi vorrei eclissare proprio lì (non in Via del Beduino come riporta la spassosissima redazione di MC, senza che nessuno abbia la pietà di correggere). Gli spazi sono ariosi, minimali e chic, perché l’eleganza deve farsi ammirare senza troppi fronzoli. Il magico portale che consente di iniziarsi al lusso accessibile si è palesato in tutto il suo splendore. E se per un tailleur Chanel è ancora troppo presto, nessuno mi vieta di portare via un frammento di sogno vestito da profumo. Ma prima di rientrare dalla magia, c’è ancora un posto silenzioso dove poter far germogliare le fantasticherie: il giardino segreto. Nella parte posteriore dell’edificio, infatti, l’incantesimo fluisce languido intorno ad una fontanella e si raccoglie nel mistero di un glicine centenario.

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immagine via Pursuitist.com

Chanel a Roma, così, catalizza l’attenzione della stampa internazionale. Proprio Roma, d’altronde, il 1°dicembre presterà il suo scenario alla prestigiosa collezione Mètiers d’arts, dal 2002 fiore all’occhiello della Maison. Una vera e propria dimostrazione del savoir faire artigiano, che abita gli atelier Chanel. Ma badate a non confondere l’esibizione con una mera giustificazione del lusso firmato Chanel. No, Karl Lagerfeld vuole eccellere per il gusto di farlo. Perché lui può farlo. E ci riesce bene. E non a caso la Maison diventa di diritto, e di fatto, il luxury brand più conosciuto e desiderato del pianeta. Mentre i “fratellini” Wertheimer (proprietari della griffe), che quasi nessuno sa che faccia abbiano, ringraziano. Personalmente apprezzo molto la discrezione degli imperatori.

Ma la vita si sa, è come le scale, c’è chi scende e c’è chi sale. Ed è ancora Anna Wintour a scendere a piedi dal suo piedistallo scarlatto, senza ascensore e senza tacchi. La poveretta, infatti, dopo il flop della September Issue su Amazon, non ha ancora fatto pace con il cervello, ed ecco che se ne esce con un contenuto mediatico inedito: il podcast. Avete capito bene, d’ora in poi, in concomitanza con l’uscita di Vogue USA, Anna ci intratterrà per 20 minuti con un simpatico siparietto, raccontandoci cose. In attesa di sentire anche la versione italiana di Franca, l’immaginazione saltella già su è giù come una pallina matta. Vietato ridere.

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