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Haute couture fall winter 2015

Haute couture  fall winter 2015 -16, ovvero, le visioni degli stilisti più acclamati. Ecco cos’è successo tra Parigi, Roma e Portofino. L’altra notte ero sotto lo stesso cielo estivo che addolciva il parco privato di Dolce e Gabbana. E proprio mentre me ne stavo con il naso all’insù dalla finestra, dall’altra parte della costa ligure, la fantasia si insinuava indolente e leggera, come un miraggio, tra la piccola folla di privilegiati. E se l’istinto di narrare è insito nella specie umana, pochi riescono a farlo davvero bene. Non è questo il caso di Dolce e Gabbana, che, ancora una volta, hanno sollevato il sipario della loro opera d’arte totale di Wagneriana memoria. C’era Shakespere, c’era Verdi, c’era la mitologia classica e c’era l’Italia, in un illogico e perturbante componimento offerto alla Bellezza. Dolce e Gabbana haute couture fall winter 2015, è come un culto misterico dedicato al sogno e alla favola, che sempre ritorna con quegli archetipi infantili, tanto cari al nostro cuore.

Lavorare per la bellezza, inebriarsi di bellezza, sfinirsi di bellezza, questa è l’Haute Couture, un dono divino plasmato dai demiurghi del desiderio e del fascino. E se gli stilisti non affascinano possono cambiare lavoro. Fascinum in latino stava per “formula magica”, “incantesimo”, addirittura “maleficio”, ecco, perché il loro operato deve necessariamente stregare. Così, sotto il cielo di Portofino, l’incantesimo ha assunto le forme più diverse dell’opulenza tra tubini ricamati, pietre preziose, kimono, tuniche, corone e piume di pavone. Il turbinio di fascino si è poi dissolto in un’ iperbole fantasmagorica con l’arrivo delle principesse racchiuse in enormi gonne in duchesse con bustier gioiello.

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Non me ne vogliano i romani e i sapienti della moda, ma di quello che doveva essere l’evento più atteso dell’anno( almeno nella Capitale), mi è rimasta solo la curiosità di visitare il flagship store, perché dell’ “incredibile” sfilata Valentino Haute Couture fall winter 2015, non ho gradito nulla, se non lo scenario. Tre i colori e distribuiti male. Il nero spadronneggiava, il rosso infastidiva e l’oro impallidiva. Abiti talari notevolmente appesantiti, aquile a dir poco contestabili, atmosfere religiose banali (Roma è anche altro), rigore e citazioni invecchiate come i libri in biblioteca. Insomma, una ricercatezza, che purtroppo, non è un gioco di prestigio e la magia se c’è non si vede. Noiosa e mortificante. Ho mandato avanti lo streaming con il mouse, perchè non ne potevo più.

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Scarsissimo pure il nostro Karl. La mia impressione sulla sfilata Chanel Haute Couture? Che l’ avesse organizzata una settimana prima. Un po’ come quando al liceo telefonavo al secchione della classe per farmi passare la versione di greco e il giorno dopo non sapevo nemmeno di cosa parlasse. Sì, Karl ha fatto i compiti di fretta. E nella fretta ha dimenticato di applicare l’ingegno, l’amore e la novità. Così, a partire dalla scenografia posticcia, per passare ai suoi tailleurini ricamati, effetto 3D-e-tutto-quello -che-volete (ma non abbastanza), per arrivare all’abito da sposa anni ’90 maschile, avrò notato un abito degno di nota: sfrangiato silver. Stop. Se questo è un sogno per pochi, allora va ripensato.

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Tutta un’altra musica per Elie Saab che troneggia incontestato nell’Olimpo dell’Haute Couture fall winter 2015 con le sue “ancelle” della seduzione. La collezione si presenta grintosa e potente. Eppure, i tessuti see through sono evanescenti, su di essi si arrampicano lussureggianti intrichi di ori e brillanti, le sete diventano mantelli o strascichi maestosi. Una ricchezza così ammaliante da sfociare nella diavoleria. Le spalline si rinforzano, le scollature si evidenziano e le vesti scivolano evidenziando un incedere ultraterreno.

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Magnetismo pop-glam per il magnifico Giambattista Valli, che “come usa lui il tulle nessuno”. Siamo tutte autorizzate a giocare ancora con i volumi super vaporosi.  In passerella “zigzaggano” mini dress lineari e maliziosi, abiti lunghi dalle frange a specchio, pants aderenti con lunghe piume. E’ percepibile il richiamo Seventies che si svolge sui coordinati in paillettes, mentre sui tubini e i pantaloni broccati si affacciano melodiosi intrecci di foglie e boccioli. In chiusura del defilé le trionfanti gonne-nuvola con strascisco in bianco, tangerine e corallo.

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Che dire poi di Christian Dior Haute Couture fall winter 2015 di Raf Simons? Il ragazzo forse ha capito che non è mai consigliabile lasciare la vecchia strada per quella nuova. O almeno non completamente, così, ecco che riappaiono le damine compite, ma vezzose dalla vita stretta e dalle gonne a ruota. Si riparano sotto mantelle e cappottoni oversize. Quello di Dior, infatti, è un giardino d’inverno dove germogliano timidi i ranuncoli più odorosi. Quelli che si dischiudono sui corpetti e si diffondono sugli abiti minimal chic, punteggiando di euforia un autunno inverno che sembra ancora lontano.

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Pollice su per Versace che presenta una collezione selvaggia e bohèmienne. Le ninfe-amazzoni con gli stivali in vernice ondeggiano sicure sui tappeti di orchidee cinte da soffi di vento divenuti sete, pizzi, piume. Gli abiti asimmetrici cadono lunghi e liberi, mentre il busto viene protetto da bustini graffianti.

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E Armani Privé? Non sembrava nemmeno lui. La sua Haute Couture autunno inverno 2015 -2016 esplode di ritmi dance color fucsia. E’ una collezione notturna da vivere, per una donna che gioca con il passato per vivere meglio il presente. Ci sono gli anni ’70, ’80 e ’90 nella sua compilaton. Ritroviamo le spallotte, le tutine in paillette blu-viola, le gonnellone cangianti e persino i volumi maxi dei giacconi piumati degradé, insomma, Giorgio vuole svecchiare l’alta moda e ingolosire le giovani milionarie.

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N.B: anche io ho messo il vestito lungo, mi è costato tipo 20$. Una donna si meriterebbe di indossare un Elie Saab Haute Couture al giorno o un Dolce e Gabbana Alta Moda, comprese le domeniche. Penso che sentire la ricchezza aggrapparsi e fondersi con il corpo sia una grande soddisfazione e, da regine quali siamo, è un peccato non poter provare questa sensazione…Ma nell’attesa del sogno, si deve fare del nostro meglio con quello che si ha.

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