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Wonder Women: intervista a Silvia Pingitore, tra disordini e disadattati, un’ ironia tragica?

Un appuntamento con Wonder Women nostrane, quello di oggi, infatti, la nostra Erica Vagliengo è andata a scovare una giovane scrittrice, leva 1984, che come noi non può fare a meno di dipingere cose con parole e pochi peli sulla lingua. Perfettamente calata nella realtà odierna, ecco chi è Silvia Pingitore e di cosa tratta il suo ultimo libro.

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Il disordine delle cose:

puoi cambiare il tuo destino, anche senza santi in Paradiso?

 Che cos’hanno in comune una famiglia rovinata dalle slot machine, uno studente universitario affiliato alla camorra e una ragazza dal cognome illustre, ma desolatamente povera? Ce lo racconta Silvia Pingitore, l’autrice de Il disordine delle cose”, ritratto fra concretezza e ironia di una generazione senza santi in Paradiso, che non si riconosce più in ciò che l’Italia ha da offrire. Silvia, romana, classe 1984, scrittrice, illustratrice e giornalista, ha vinto bei premi letterari, ha scritto due romanzi e un saggio dal titolo “Il metodo Puffetta”, collabora alla rubrica di letteratura su Il Venerdì di Repubblica, ha vissuto a Bruxelles, Madrid, in Francia, a Londra e, al momento, lavora a Siviglia. Un altro brillante cervello fuggito altrove

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Ciao Silvia. Partirei da te: da quanto tempo sei all’estero e perché?

Dal 2013, perché mi ero rotta le scatole. 

 

Oggi, in Italia, puoi cambiare il tuo destino, senza né santi in Paradiso e né raccomandazioni?

Tutto lascerebbe intendere di no, ma io non sono nessuno per dirlo e quindi non lo dico. La domanda, semmai, è “a che prezzo?”

 

Una figura come quella di Lucia, l’antieroica moderna protagonista de “Il disordine delle cose” esiste veramente? Sembra così fuori dai giorni nostri…

Mah, io non l’ho ancora incontrata.

 

Nel libro si ritrovano diverse citazioni- una a ogni capitolo, per l’esattezza- e altre, legate ai personaggi. “Non ho scelto io di nascere, quindi lasciatemi vivere come mi pare” Ludovica cita Jim Morrison. Ci racconti il perché di questa scelta stilistica?

Puoi trovare perle di saggezza ovunque, non solo nei classici o nei libri che una certa subcultura intellettualoide italiana considera “giusti” e degni di essere pubblicati. Puoi trovare frasi eccezionali in Topolino, nelle canzoni, nei libri di Fabio Volo, e nessuno ha il diritto di dirti che questa roba non è degna di essere citata. Il mio editore molto carinamente ha capito tutto questo senza neanche bisogno di spiegarglielo, cosa alquanto rara in quell’ambiente. Come avevo detto ad altri editori (mentre ne stavo cercando uno), questo libro sarebbe uscito così com’era, o non sarebbe uscito proprio. E alla fine è uscito due anni dopo che l’ho scritto.

 

 “Non è tanto importante quello che l’Italia ti ha dato, quanto quello che non ti ha tolto” A te cosa ha dato il Paese dove sei cresciuta e cosa non ti ha tolto?

In realtà me ne sono andata proprio perché l’Italia non riuscisse a riprendersi quel che mi ha dato, ovvero me stessa.

 

C’è una frase bellissima, che ho anche pubblicato su Twitter: “Prima di innamorarsi, è sempre meglio chiedere il permesso”. Ispirazione tratta da esperienze di vita vissuta?

Anche se fosse non te lo verrei mica a dire

 

La Finlandia esce come l’anti-Italia: dacci 5 buone ragioni per andarci a vivere.

Non ne ho idea, non ci ho mai vissuto anche perché credo che morirei di freddo e fame. Se proprio insisti, posso elencare l’aurora boreale, Babbo Natale, le renne, i salmoni e la Nokia. Ma mi prenderesti per scema.

  

Uscendo dal romanzo ma rimanendo nell’editoria: come si riesce a vendere libri oggi, oltre a investire in un viaggio a Lourdes, prima dell’uscita?

Snobbando interviste come questa per tirarsela da grande scrittore che viene intervistato solo dai quotidiani di fama. Andando in TV quando te lo chiedono e cercando di fare la figura dell’intellettuale che non parla con la truccatrice e col microfonista. Twittando a destra e a manca roba colta. Stando sui social ma senza rispondere ai messaggi dei lettori. Parlando male dei libri che vendono. Arruffianandosi i critici giusti nei salotti giusti, dopo essere passati dalla camera da letto con qualche editor che conta. Ora indovina quante di queste cose faccio.

 

Penso nemmeno una. E deduco anche che tu non sia malata di social…

No, infatti, non ho Twitter e il mio profilo Facebook è vuoto.

 

Per finire in bellezza: pensi di tornare in Italia prima o poi?

Come diceva il Giovane Holden, “Non puoi sapere quello che farai, finché non fai.”

http://www.lalepreedizioni.com/

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LA TRAMA

Con il suo nuovo romanzo Il disordine delle cose la giovane scrittrice romana Silvia Pingitore ci offre il ritratto fra concretezza e ironia di una generazione tradita, che non ha santi in paradiso né il coraggio di ribellarsi al furto di futuro subito dai propri padri. Quella stessa generazione che oggi fugge dall’Italia nella speranza di trovare un lavoro, ma soprattutto un’identità e un ruolo diverso nel teatro del mondo. Al centro della sua agrodolce istantanea dell’Italia odierna, tra atenei improbabili e slot machine, arrampicatori sociali e progressisti fasulli, sogni frustrati e desideri segreti, l’autrice ha voluto una protagonista assolutamente antieroica come la ventenne Lucia Fellini, desolatamente povera a dispetto del cognome altisonante: una ragazza che come molti altri coetanei inanella giorni sbiaditi e cerca di seguire l’onda senza farsi troppo male, facendo i conti anche con la propria patologica timidezza. Lucia appare come predestinata perdente fra i perdenti, finché con l’incoscienza di chi ha ben poco a cui rinunciare decide di spezzare il suo guscio e se ne va, in fondo senza sapere se per una manciata di giorni o per sempre. La posta in palio è scoprire se il disadattamento è un inevitabile marchio a fuoco o semplicemente una condizione indotta, che altrove potrà svanire. Più casuale di un lancio di moneta la scelta cadrà sulla Finlandia, evocata nei monotoni giorni romani dai versi del poema epico Kalavala: potrà Lucia lassù, nel grande gelido Nord, sentirsi finalmente a casa propria, malgrado il gap linguistico, la distanza culturale e lo spietato disordine che governa, sempre e comunque, tutte le cose?

 

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Baci a tutte le Wonder Women che hanno letto!

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