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Come si diventa giornalisti di moda? Oggi parlerò anche di questo nel fashion editorial. Scrivo mentre un’eccitazione febbrile tutta positiva dal cuore si propaga sulla tastiera. E’ un sentimento di attesa, misto ad energia e fiducia quello che da qualche giorno mi fa compagnia. Una gioia simile a quella di una bimba che gioca di nascosto tra i frammenti di una luna materna depositati con parsimonia nella bassa marea.

Quello che ha mosso il mio vortice emotivo è riconducibile all’incontro con una piccola e deliziosa figura dallo sguardo rassicurante, che di mestiere fa la direttrice di Elle Italia: Danda Santini. Prima di proseguire vorrei ringraziare la School of Fashion di Istituto Marangoni di Milano, che mi ha onorata consentendomi di partecipare a questo appassionante appuntamento. Non capita tutti i giorni di poter avvicinare un direttore di una delle testate di moda storiche più vendute nel mondo, e se a questo sommate il mio famoso, super protetto e coccolato “Sogno nel Cassetto“, la situazione assume i connotati di un evento senza pari. Ovviamente tutte noi conosciamo Elle, ma forse ci sfugge qualcosa di molto più importante per la comprensione di quello che, talvolta, con fare automatico sfogliamo ogni mese: la passione ed il sentimento di devozione che alberga dietro quello che si sta leggendo. Ma la domanda è:

come si diventa giornalisti di moda?

Il periodo che l’editoria sta attraversando è molto difficile, e come dice Danda Santini, si cerca di salvaguardare il posto di chi è già all’interno delle redazioni. Detto questo, la crescente importanza di internet gioca a nostro favore, nonostante la crisi. Quindi, se non lo avete ancora, apritevi un blog.

Una cosa che sicuramente potrà tornarvi utile, è questa: avere ben chiaro chi siete e cosa volete comunicare. Chi è “Elle”? “Elle” è un modo di pensare e di vivere, prima che una pagina da leggere, ecco perchè ogni componente della redazione è un chiaro ed evidente riflesso della testata . “Elle”, in ognuna delle sue 46 edizioni mondiali, fa indissolubilmente riferimento al motto della sua straordinaria fondatrice Hélène Lazareff:

“trattare le cose serie con leggerezza e le cose frivole con serietà”. 

Era l‘autunno del 1945, quando la visione di un’immigrata di origine russa capovolse l’idea di periodico femminile in voga fino a quel momento. Hélène, forse nemmeno immaginava il manto di successo che dall’alto il destino le stava imbastendo, ma la sua idea era solida e precisa: prendere per mano milioni di nuove donne consapevoli e fortificate dalla Grande Guerra per offrire loro un punto di vista altamente femminile, ma intrinsecamente rinnovato di essere donna. La sua idea moderna, fresca e gioviale di documentare il costume, la moda e la quotidianità delle donne, infatti, era proprio quello che mancava per svecchiare gli atteggiamenti di una società ancora mortificata e sconvolta dalle scottanti ferite post-belliche. Il taglio leggero di “Elle”, che ancora oggi ci fa innamorare è proprio il suo, quello originale di Hélène Lazareff. Leggero, che è ben distante dall’attributo dispregiativo “superficiale”, va inteso come peculiarità comunicativa tutta femminile. Si riferisce ad un modo di scrivere emotivo, empatico e limpido, in sintonia con i desideri della lettrice. Mi vogliate perdonare per la presunzione, ma io mi sono rivista tanto in questo DNA “umano” e divertente. Sarà che da sempre a Vogue preferisco pane e marmellata e all’ impeccabilità la mia genuina goffaggine, ma il senso estetico ed il linguaggio credo di coltivarlo anche con palloncini, fiocchetti, paillettes e qualche risata in più. 

Io, voi, noi, come Hélène Larareff, chi lo sa se sogni così possono ripetersi…Sicuramente il mondo sarebbe più dilettevole in mano a donne come lei, e, se è vero che le parigine più famose sono straniere*( cit. Come essere una parigina ovunque tu sia), non ci resta che provare a trasferirci in massa a Parigi. Intanto, dal mio breve interludio con la direttrice Danda Santini, è venuto fuori che in questo momento di crisi, ai giovani non è concesso, ma è altamente consigliabile, cominciare a spianarsi la strada con le proprie sane “braccine”.

Sì anche la direttrice Danda Santini al nostro posto farebbe la blogger.

Perchè, come ci tiene a sottolineare “non è importante dove si incomincia, ma entrare”. Questo significa, che “tutto fa brodo“. Per il resto ci penseranno le relazioni e ça va sans dire, la bravura. ” I bravi vengono notati e riescono”-me lo disse guardandomi negli occhi e lì per lì mi si scatenò un uragano interiore- .

Come si fa a diventare giornaliste di moda ai tempi della crisi e della corruzione più perversa? Facciamo le sacerdotesse dei nostri desideri e lavoriamo, anche come fashion blogger, che va bene. Parola di Danda Santini.

Quando si lavora per piacere agli altri si può non raggiungere lo scopo; ma le cose che si compiono per far piacere a noi stessi hanno sempre la probabilità di interessare a qualcuno.

Marcel Proust, Introduzione a John Ruskin,

La Bibbia di Amiens

immagine copertina via pinterest.com


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