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Professione blogger: meglio blogger o pubblicista?

Professione blogger: meglio blogger o pubblicista?

Questa domanda nasce mentre “sniffo” lavanda in spray Mille Fiori, come se non ci fosse un domani, anzi, il domani ci sarà e demoralizzante dopo aver appreso la notizia che le borse di Chanel saranno presto in vendita anche su Asos.com. A parte gli scherzi, non si sa ancora dove saranno piazzate, ma proprio l’altro giorno è stata annunciata l’apertura categorica della Maison al commercio on-line. E se questo si somma alle ultime pagliacciate di Karl, per i puristi della “lingua Chanel” l’orizzonte si fa plumbeo e tetro. Un destino incerto albeggia su Chanel, che ormai di esclusivo rischia di non avere nemmeno più una C.

Ma torniamo a me, che ultimamente per tirare avanti, oltre che di fresh lavanda mi servo di candele odorose (e non solo le Yankee, perchè mi costerebbe un patrimonio), che trovo euforico bere birre alla canapa senza glutine e gratificante un cappuccio alle 17.00 del pomeriggio nella mia ora d’aria. Perchè per chi non se ne fosse accorto, oltre a lavorare qui, da due settimane a questa parte scrivo per una testata on-line, in modo da riprendere la mia sopita ambizione di diventare pubblicista. Premetto che quattro lanci in una giornata per sette giorni su sette, non sono uno scherzetto e, detto sinceramente, diventa una mission (im)possible quando dall’altra parte devi curare la tua impresa. Perchè avere un sito è come possedere un’azienda, anche se a tanti può far ridere la cosa, chissà poi come mai.

Vorrei in proposito coinvolgere le mie Affezionate nel dibattito  “tesserino sì o no”? Ve lo domando, poichè la situazione potrebbe interessare alcune di voi, che come me, si sono poste il medesimo interrogativo. Servono ameno due anni di pratica “retribuita” ( poco più di 2 euro al giorno è la remunerazione minima a Milano, ricordiamolo) presso un giornale per accedere all’esame.

Professione blogger. O meglio giornalista? Tutte noi sappiamo che più tempo si dedica al nostro blog, più si hanno risultati, anche economici, mentre un praticantato presso un qualsiasi periodico, bè si può dire che sia pressoché gratuito e il dispendio di energie e tempo molto alto. Allora, quanto conviene perseguire questo mito? Per ora non so dare una risposta, ma presto vi saprò dire. Molto presto.

Una cosa è certa, la prossima volta che nascerò, vorrò essere bella, con i baffi e molto pelosa.

Già, mi chiamerete Choupette e passerò tutta la giornata a ronfare, leccarmi le zampe e farmi fotografare da un vecchio pazzo con il codino argentato e i guanti da rocker, che venderà a caro prezzo qualsiasi forma di gadget dalle mie sembianze a moltitudini idiote, che faranno a gara per possederli. Ed il mio patrimonio nel giro di due anni ammonterà a 3milioni di dollari, più di qualsiasi altra top model dell’anno.

Per il resto, mentre in America aspettano i pacchi di Amazon trasportati dai droni e “prende il volo” il mestiere del pilota-di-droni (che mai dire mai), io attendo l’invito di Dior per la presentazione della sua Cruise collection. Dior, infatti, quest’anno punterà sull’esclusività scegliendo una location in Costa Azzurra, cioè a due passi da Sanremo, mentre gli altri “illustrissimi” brand, a partire da Chanel e Gucci, se ne andranno a zonzo per gli USA, dove avere successo è semplice, dato là di moda non ne capiscono niente. Rimanendo in tema Dior (che a mio parere sta acquisendo un bel po’ di punti), il 3 giugno uscirà nelle sale il docu-film “Dior and I“, che mostrerà i segreti del dietro le quinte della Maison, dall’arrivo del nuovo direttore artistico Raf Simons ad oggi.

Buona Pasquetta. Io lavoro.

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Pants and top: True Violet, Bag: Benedetta Bruzziches, Ring: Mercuri Moda, Shoes: Jeffrey Campbell

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